martedì 6 dicembre 2016

“…come una combinazione di emblemi, possa scavalcare epoche, culture, aree geografiche per ripresentarsi assai “lontano”, in maniera inaspettata e quasi certamente ignara delle sue origini, confermando però ugualmente il suo messaggio primigenio o facendosi portatrice di nuovi significati.
Testi e immagine n. 1 (cortile di Idro BS) tratti da “Ne la quarta de Sancto Michele - Considerazioni araldiche sul viaggio dell'idra “ (Fabio Bianchetti luipropriolui),
immagini 2 e 3 tratte da http://www.deamoneta.com/auctions/view/118/148, e
http://www.deamoneta.com/auctions/view/118/155#, le successive trovate in rete da Alessandro Bulgarini che ringrazio.











giovedì 1 dicembre 2016

PERUGIA CHIESA DI SAN DOMENICO (31 LUGLIO 2016) PARTE 2 DI 2 

PER L'INTRODUZIONE GENERALE A QUESTO LAVORO SI VEDA LA PARTE 1 DI 2 PUBBLICATA ANCH'ESSA L'1 DICEMBRE 2016


Carissimi, a questo giro funziona così: ho cercato di attribuire tutti gli stemmi trovati nella chiesa di San Domenico in Perugia, utilizzando il Blasone Perugino di Vincenzo Tranquilli (XVI sec.) (TR in seguito) e, solo in caso di dubbi, il BSB cod. icon 274 (“Fugger”: Insignia Veneta, Mantuana, ecc.) (F274 in seguito) . Una mano inattesa, quanto sostanziosa, trovata proprio mentre stavo concludendo il lavoro, l’ho trovata in Descrizione storica della chiesa di S. Domenico, di Cesare Orlandi (stamperia di Mario Reginaldi, Perugia, 1778, https://play.google.com/books/reader?id=0bqMAaD-h54C&printsec=frontcover&output=reader&hl=it&pg=GBS.PP5) (OR in seguito).

21-22 BEVILACQUA-ALDOBRANDINI Nella cappella di S. Lorenzo o della Cura si conserva questa iscrizione che l’OR riporta diligentemente (OR pagg. 60-61/95). L’autore dice che “in una parete di questa Cappella si legge in marmo scorniciato di color rosso inciso questo epitaffio del celebre Bonciario; [… segue trascrizione]. L’OR spiega che il cardinale citato in fine di testo “era Bonifazio Bevilacqua (http://www.araldicavaticana.com/b042.htm)  il quale venne nel 1500 Legato in Perugia con il sig. Conte Luigi suo fratello, al quale, essendo morta la Figlia chiamata Bianca, fece fare la suddetta iscrizione”. Nel secondo e quarto quarto dell’inquartato sormontante l’epigrafe, si riconosce il celeberrimo “semivolo” dei Bevilacqua. Gli altri due quarti caricano sstemma degli Aldobrandini di Siena. Il Cardinale infatti è in realtà un Bevilacqua-Aldobrandini, nucleo trasferitosi da Verona a Ferrara nel 1430 in occasione delle nozze di famiglia. In quell’anno la famiglia stessa fece costruire nella città romagnola quello che oggi è conosciuto come Palazzo Bevilacqua-Costabili. Anche il card. Bonifacio nacque a Ferrara.      
Tornando al monumento fotorgafato, il  terminus post quem  è dato dalla data di morte incisa, vale a dire il 1601. Poiché di certo il monumento non può esserle precedente, è così spiegato il silenzio del TR, che compila il suo stemmario nel secolo precedente.



23-24-25 26-27-28-41 BAGLIONI (E PIETRO BAGLIONI)
Nella cappella di S. Pietro è questo altare, il cui quadro è opera di Giovanni Bonaventura Borghesi di Città di Castello, il cui committente fu il padre inquisitore Paolo Ottaviani, nel 1705 (OR pag. 63/95). L’OR stesso tace dei due stemmi Baglioni posti ai piedi delle colonne e di quello rintracciabile sulla lapide di Pietro Baglioni. Il fatto che l’autore non dica nulla di quest’epigrafe suona molto strano, visto la diligenza con cui ha riportato tutte quelle che ha trovato. Non regge stavolta la scusa “cronologica”. L’OR scrive nel 1778, la data sull’iscrizione è 170(8?). http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/baglioni.html









29-30-31-32 BENIINCASA            
L’OR (pag. 64/95) trascrive inizialmente solo l’epigrafe del ‘400 (quella piccola), dicendo che era posta all’ all’’interno della Cappella di Maria Santissima del Rosario, sotto al quadro di S. Cecilia, mentre della lastra più grande, risalente al 1696, afferma (OR pag. 68/95) che è posta “in faccia alla Cappella del Rosario, in un pilastro”, dove è tutt’oggi. Evidentemente la lapide più antica è stata trasportata e posta sotto al monumento più recente, in epoca successiva, probabilmente quando quest’ultimo è stato allestito.  Poi l’autore dà conto di un litigio tra i Benincasa e i Fabbrizi (dando ragione a questi ultimi sulla base delle evidenze riscontrabili dal “registro del P. Maestro Baglioni a pag. 14”) per il possesso della Cappella degli Apostoli (“che fu pretesa dai Signori Benincasa, […] ma era dei Fabbrizj”). L’OR ubicava anche in questa cappella di Maria SSma del Rosario, "la ben ornata lapide coll’arme di casa Colonna sotto ed in mezzo a caratteri d’oro questa iscrizione” (si veda il commento a foto 14-15-16). Visto il periodo di costruzione del monumento, inutile dire che il TR si riferisca allo stemma annesso alla lapide quattrocentesca o ad altro testimone in Perugia). Il Crollalanza, come il TR. ci dice che lo stemma era di rosso alla banda d’oro, ma aggiunge anche che si estinsero nella prima metà del ‘700 (la seconda lapide fotografata risale come detto al 1696 e quindi a poco prima dell’estinzione della famiglia).  Notizie su Alessandro Benincasa (titolare di questa lapide) e ancora sulla vicenda che vide la sua famiglia in contrasto con i Fabrizi per il possesso della Cappella del Rosario, si trovano in OR a pagg. 67-68/95 (dove si trova anche la trascrizione della lapide più recente e più grande).        
http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/cateriniansideibenincasa.html Il TR. riporta questo stemma sotto triplo nome di famiglia: Ansidei, Benincasa e un terzo nome che il sito della Estense, al link qui sopra, indica come Caterini. Non sono d’accordo con questa interpretazione della grafia del TR.







33-34-35-DE COLIS (EX “COGLIONI”)/CANTUCCI e 36 DE COLIS
Non sono solo i Colleoni di Bergamo, quindi, ad aver “ripulito” il cognome in epoche più recenti. Mai avrei pensato nel leggere “De Colis” però, che anche qui ci si potesse trovare di fronte ad una famiglia Coglioni. La cosa che più mi interessa (e che mi piacerebbe fosse sviluppata) è notare che ancora in pieno Cinquecento, non si percepisse come offensivo, volgare o “vergognoso” lo scrivere o il pronunciare certi cognomi. La prova è infatti che il TR (http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/coglioni.html) usa tranquillamente il cognome “Coglioni” per indicare i titolari di questo stemma (parte destra araldica del partito) ed è infatti grazie a lui che mi è stato possibile ricostruire questo passaggio. Vedere per credere. Altra arma, sempre seicentesca, presente in San Domenico, è accompagnata dalla scritta De Colis, il che parrebbe confermare che nell’arco di un centinaio d’anni l’uso del primo cognome fosse completamente decaduto (a meno che i membri di tale famiglia non avessero iniziato da molto prima a sostituire tale primo cognome con la forma edulcorata, mentre chi non ne faceva parte continuasse a usare il precedente: tutti bravi a scrivere “Coglioni” quando si tratta del cognome di altri…). Ipotesi inverificabili a parte, mi pare comunque di poter affermare che se il Colleoni - dicono - andasse fiero di cotanto nome di famiglia, sembra che i De Colis non lo fossero poi così tanto…).  
A questo punto è legittimo chiedersi cosa siano le due generiche “palle” che gli artigli dell’aquila stringono così gelosamente… (va detto che il Tr. stesso le indica come “sonagli”: io posso solo aggiungere che dall’esame dei due testimoni da me fotografati, non sarei mai giunto a tale conclusione. Come indica anche l’OR (pag. 65/95) comunque, il monumento in questione è “il Deposito della Signora Elisabetta Cantucci ne’ Coli”. ELISABETHA CANTVTIA PATRITIA PERVSINA FAMILIAE DE COLIS, recita l’iscrizione che Ubaldo de Colis volle per la moglie, defunta nel Dicembre del 1647 a ventisette anni (l’opera risale all’anno successivo). Poiché nell’iscrizione si parla della vicenda del crollo del 1614 e di una colonna crollata pure lei, che conteneva lo stemma con l’aquila dei De Colis, ho chiesto aiuto al Prof. Casanova ,  del GAFO Quinzano, che  qui ringrazio di cuore, per la traduzione integrale dell’epigrafe. Con la consueta gentilezza, competenza e rapidità questi mi ha risposto e quindi grazie a lui posso inserire il tutto  alla fine di questo commento. Di certo, se il TR vide arma Coglioni/De Colis in San Domenico e non altrove, vide quella crollata di cui si fa menzione sopra e non quella attuale (risalente al 1648. Né poté vedere l’altra da me fotografata, in quanto, nonostante un banco occulti le ultime cifre, si legge chiaramente (con suspense sull’ultima cifra, come nei peggiori film) che essa fu realizzata almeno dal MDCL… (1650) in poi.                             (http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/cantucci.html)

Deo Optimo Maximo
Elisabetha Cantutia patritia pervsina familiæ de Colis
propagandæ adivncta annum Agens xxvii. nono kalendas decembres
mdcxlvii. in ipso magis viridi ivventæ flore deflorvit. Tv
tamen mortalis vitæ periodvm tam propere eam absolvisse
ne mireris, lector: siqvidem alta etiam hvivs ædis moles
contra omnem, vt videbatvr, vetvstatis inivriam extrv-
cta anno. mccciii. pavca sæcvla stetit: nam anno mdcxiiii rv-
inam fecit, et cvm aliis, qvibvs templvm innitebatvr, vna
collapsa fvit colvmna, qvam Colla Gens erexerat, provt
aqvila gentilitivm eivs stemma inscvlpta marmori eidem
inserto ad illvd vsqve temporis testabatvr, Binas igitvr
hoc in templo iacentes conspicis eivsdem stirpis colvmnas,
lateritiam vnam svo sepvltam casv, hvmanam alteram hoc
tvmvlatam saxo, qvæ plvres enixa liberos longe stabiliorem,
qvam alia, reliqvit prædictam domvm, et ivre qvidem.
namqve illa ab hvmano artifice.
hæc vero ab OPIFICE DEO constrvcta fvit.
Vbaldvs de Colis patritivs pervsinvs mvltis cvm lachrimis
Conivgi Amantissimæ posvit. Anno. Domini. mdcxlviii.


A Dio ottimo massimo
Elisabetta Cantutia, patrizia di Perugia, congiunta a propagare la famiglia de Colis, a 26 anni, il 23 novembre 1647, proprio nel fiore più verde della gioventù sfiorì.
Tu, lettore, tuttavia non stupirti che lei abbia assolto così in fretta il corso della vita: dal momento che anche l’alta mole di questo santuario, costruita - come sembrava - contro ogni ingiuria dell’antichità l’anno 1303, rimase in piedi per pochi secoli: infatti l’anno 1614 precipitò, e insieme alle altre strutture su cui il tempio si fondava, collassò una colonna che aveva eretto la famiglia Colla, come l’aquila, suo stemma gentilizio, scolpita sullo stesso marmo fino a quel tempo attestava.
Pertanto vedi giacere in questo tempio due colonne della stessa stirpe: una di mattoni, sepolta dalla sua caduta; l’altra umana, tumulata in questa lapide, la quale, avendo partorito più figli, lasciò la suddetta casa di gran lunga più stabile dell’altra, e certo a buon diritto: infatti quella da un artefice umano, questa invece da Dio creatore fu eretta.
Ubaldo de Colis, patrizio di Perugia, con molte lacrime pose alla moglie amantissima nell’anno del Signore 1648.                                                                                                                                   
 (trad. a cura del Prof. Casanova)






39 40 STROZZI/TRANQUILLI
Atmosfera fiorentina per questo monumento funebre che Pietro Strozzi dedicò alla moglie defunta, Camilla Tranquilli e di cui l’OR (pag. 68-69/95)  non riporta che l’iscrizione, senza alcun commento particolare, se non che  trattasi di “Deposito non compito”.  Il TR. (lo stemmario del quale non è datato in maniera precisa, ma solo con un generico “XVI sec.”) tace, ma tace perché le armi non sono genuinamente perugine o perché il monumento è stato costruito successivamente alla compilazione della sua opera? Così fosse, sarebbe interessante notare che essa abbia visto la luce prima del 1575, data che appare incisa nella lapide. Poiché questa non è agevolmente leggibile se non con ingrandimento della foto, acquista valore la trascrizione dell’OR, che invito a leggere, dalla quale si evince come Camilla, sia morta il 4 Settembre 1575, di parto, alla giovanissima età di ventidue anni. A piangerla, come detto, il marito Pietro Strozzi “FLORENTINVS PONTIFICIVS PERVSIAE, ET VMBRIA QUESTOR”.                                              
http://www.archiviodistato.firenze.it/ceramellipapiani/index.php?page=Famiglia&id=4773
http://www.archiviodistato.firenze.it/ceramellipapiani/index.php?page=Famiglia&id=7196

39 40 STROZZI/TRANQUILLI
Atmosfera fiorentina per questo monumento funebre che Pietro Strozzi dedicò alla moglie defunta, Camilla Tranquilli e di cui l’OR (pag. 68-69/95)  non riporta che l’iscrizione, senza alcun commento particolare, se non che  trattasi di “Deposito non compito”.  Il TR. (lo stemmario del quale non è datato in maniera precisa, ma solo con un generico “XVI sec.”) tace, ma tace perché le armi non sono genuinamente perugine o perché il monumento è stato costruito successivamente alla compilazione della sua opera? Così fosse, sarebbe interessante notare che essa abbia visto la luce prima del 1575, data che appare incisa nella lapide. Poiché questa non è agevolmente leggibile se non con ingrandimento della foto, acquista valore la trascrizione dell’OR, che invito a leggere, dalla quale si evince come Camilla, sia morta il 4 Settembre 1575, di parto, alla giovanissima età di ventidue anni. A piangerla, come detto, il marito Pietro Strozzi “FLORENTINVS PONTIFICIVS PERVSIAE, ET VMBRIA QUESTOR”.                                              
http://www.archiviodistato.firenze.it/ceramellipapiani/index.php?page=Famiglia&id=4773
http://www.archiviodistato.firenze.it/ceramellipapiani/index.php?page=Famiglia&id=7196




43) ANONIMO (VERDI?)
Qui il TR riporta l’unico stemma simile a quello da me proposto. Difficile si tratti dello stesso, visto che il compilatore indica chiaramente che si tratti di palle e non di fiori (cinquefoglie?) come si vede invece nella foto. Il TR indica lo scaglione con un termine simile a “tramizi” (sempre al plurale -tranne forse a pagg. 16 e 18 dove forse starebbe meglio un “travirsa- anche se presente singolarmente: evidentemente considera tale figura come l’unione di due elementi, i “tramizi” appunto, se diamo per buona la mia congettura)  o “sbarra a tramizi”. Chi voglia correggere questa mia ipotesi di lettura tutt’altro che solida, potrà sfidare la grafia del TR, scaricando il PDF relativo dal sito dell’Estense, e consultare le pagine (digitali): 15 (ma forse non c’è la descrizione dello stemma)-16-18-26-31-(nella 36 non lo indica, lasciando dei puntini di sospensione)  38-39-42.




DA 44 A 59: ALTRI STEMMI O EMBLEMI ARALDICI PRESENTI IN SAN DOMENICO DI PERUGIA (tra cui ROSSI SCOTTI ANSIDEI, VALENTINI)

















PERUGIA CHIESA DI SAN DOMENICO (31 LUGLIO 2016)   PARTE 1 DI 2 

Carissimi, a questo giro funziona così: ho cercato di attribuire tutti gli stemmi trovati nella chiesa di San Domenico in Perugia, utilizzando il Blasone Perugino di Vincenzo Tranquilli (XVI sec.) (TR in seguito) e, solo in caso di dubbi, il BSB cod. icon 274 (“Fugger”: Insignia Veneta, Mantuana, ecc.) (F274 in seguito) . Una mano inattesa, quanto sostanziosa, trovata proprio mentre stavo concludendo il lavoro, l’ho trovata in Descrizione storica della chiesa di S. Domenico, di Cesare Orlandi (stamperia di Mario Reginaldi, Perugia, 1778, https://play.google.com/books/reader?id=0bqMAaD-h54C&printsec=frontcover&output=reader&hl=it&pg=GBS.PP5) (OR in seguito).
 Le poche note mie relative a ciascuna arma LE TROVERETE, STAVOLTA, COME COMMENTO DI CIASCUNA FOTO, A FIANCO (NEL GRUPPO FACEBOOK "Il Caffè Araldico", OPPURE SOTTO, NEL BLOG QUADERNI ARALDICI) DELLA STESSA. Dal Tranquilli, secondo me, se ne potrebbero trarre di più di notizie, perché spesso ne riferisce in maniera dettagliata su componenti della famiglia o sui luoghi in cui essa si manifestava “araldicamente” (talvolta menziona addirittura dove teneva “drappelloni” ecc. , il che apre uno scenario assolutamente interessante e non sempre dibattuto con attenzione, sui “supporti” grazie ai quali l’araldica si esprimeva nei tempi d’oro. Noi pensiamo solo a manufatti in pietra e qualche affresco, ma soltanto perché sono questi che si sono conservati…): il problema è che il Tranquilli stesso, a discapito del nome, forse andava di fretta, e ha consegnato il tutto ad una grafia che, benché non risulti certo indecifrabile, richiede molta pazienza perché possa restituire tutte le informazioni che contiene, cosa che allungherebbe i già non brevi tempi necessari a classificare e pubblicare quanto mi sono prefissato. Ad ogni buon conto accanto ad ogni fotografia, ho messo anche il link in cui trovare il riferimento dello stemma da me fotografato, nella versione digitalizzata dello stemmario del Tranquilli. Qualora sia incorso il caso, medesima cosa, avrò fatto per la “Descrizione” di Cesare Orlandi.  Per i più curiosi e volenterosi, segnalo che è possibile scaricare dal sito dell’Estense anche la versione integrale PDF del testo del Tranquilli e l’e-book di quello dell’Orlandi (da google books). 
Va precisato che l’attuale chiesa è rifacimento di Carlo Maderno, dopo il crollo del 1614-1615 (precisamente, stando all’OR, pag. 38/95: 12 aprile 1614 ore 16: crollo della navata centrale; 5 marzo 1615 tra le 22 e le 24: crollo del resto. Seguirono altri “disastri” dovuti all’imperizia degli incaricati alla ricostruzione, prima dell’avvento del Maderno) della chiesa “nuova” detta di Santo Stefano (iniziata nel 1304 e consacrata nel 1459), che a sua volta era stata costruita in sostituzione della chiesa di San Domenico Vecchio (che occupava lo spazio dell’attuale transetto), consacrata nel 1260. “L’altar maggiore di detta chiesa (quella “vecchia”, quindi, nota mia) dimostrava dalle armi, che vi esistevano, (dice il P. Maestro Baglioni nel suo Registro) di essere, se non in tutto, almeno in parte, della nobil Famiglia de’ Mansueti” (OR pag. 20/95, numerazione digitale), che aggiungo io, aveva come stemma, un inquartato d’argento e d’azzurro, a quattro crescenti montanti dell’uno nell’altro  
(http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/bsb00001421/images/index.html?fip=193.174.98.30&seite=539&pdfseitex=). Alla destra era collocato l’altare Cinaglia (Troncato: nel 1° scaccato d’argento e d’azzurro; nel 2° di rosso. http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/cinaglia.html).

FOTO 1: In basso a sinistra:
Lo Stemma riportato dal Tranquilli lo ricorda, ma è evidente la mancanza della fascia (solo apparentemente “orsiniana” che invece si nota nella pagina del Tranquilli e assai meglio (anche se forse con il solito fraintendimento “fuggeriano” dei suoi elementi costitutivi) qui http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/bsb00001421/images/index.html?fip=193.174.98.30&seite=535&pdfseitex Tuttavia essa potrebbe essere rintracciata, nell’arma in pietra da me fotografata, da quella specie di riga ondulata, che a prima vista sembrerebbe solo una linea divisoria tra il bandato e la parte sovrastante (linee divisorie che però, se non erro, sono più care all’araldica moderna, che a quella classica). Per quanto riguarda l’albero, azzarderei a un corgnolo, come richiamo parlante al cognome (cosa che la versione particolareggiata dell’ F274 pare confermare).


In basso a destra:
VIBIANI?
 La “semplicità” dello stemma (un palato) non permette attribuzioni certe, almeno a me. http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/vibiani.html

In alto:
FEDELI



FOTO 2-3-4:
PONTANI
Di questo stemma parlante c’è da sottolineare una particolarità. Esiste arma quasi identica in Perugia che il Tranquilli attribuisce se non leggo male ai Borgia Chianelli (“Borgi” nel sito della Estense): rispetto a questa dei Pontani, in quella manca solo la stella che “accompagna” in campo tutto quanto. Identici anche gli smalti, stando sempre al Tranquilli: “bianco” il ponte, azzurra l’acqua, campo rosso (nei “Borgi” la stella è d’oro. Si noti invece l’assenza dell’acqua negli stemmi da me proposti). Parrebbe quasi di dover tirare in ballo una infrequente “brisura”, per giustificare tale somiglianza, o quanto meno una differenziazione di famiglie in qualche modo intrecciate a doppio filo tra di loro.  Come artefice principale (o comunque tra i maggiori) della ricostruzione del 1614, Carlo Pontani volle, tra altri obblighi, quali messe, messe cantate in perpetuo, ecc., “che si ponessero tre armi nei pilastri a man sinistra nell’entrar della Porta Maggiore, con una iscrizione…” (OR pag. 40/95). Immagino che quelle che qui ripropongo (in parte con foto troppo scure…) c’entrino qualcosa con tutto questo. http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/pontani.html
http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/borgi.html





FOTO 5-6-7:
TRANQUILLI/ALFANI
Complicata l’attribuzione di questo stemma. In destra araldica vi appare arma che è simile ad altre (Serafini/Benesachi http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/serafini.html), ma che poi ho saputo attribuire alla famiglia Tranquilli (da cui immagino discenda l’autore dello stemmario che qui utilizziamo da supporto alla nostra ricerca)               
http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/tranquilli.html                . La sezione di sinistra del partito è risultata più problematica, come sempre quando ci si imbatte in un leone per di più acromo. La scelta è caduta sulla famiglia Alfani  
(http://bibliotecaestense.beniculturali.it/info/img/stemmihtml/alfani.html) (http://daten.digitale-sammlungen.de/~db/bsb00001421/images/index.html?fip=193.174.98.30&seite=529&pdfseitex=)
e forse il nostro OR potrebbe averci elargito prezioso aiuto, allorché afferma come “ la prima cappella a man destra dell’Altar maggiore è del Nome di Gesù. L’altare è tutto di marmo, fatto dalla pietà della Signora Isabella Alfani.” (OR pag. 47/95).  Si noti, a rafforzare questa tesi, che nello stemma partito, l’arma Alfani appaia in sinistra araldica e quella Tranquilli in destra, a certificare un matrimonio tra un rappresentante di sesso maschile di casa Tranquilli e uno di sesso femminile di casa Alfani, come detto, assai probabilmente, Isabella. Già che ci siamo diciamo che il quadro (in foto 5) è di Giuseppe Berrettini, nipote di Pietro da Cortona.
Nei pressi del leggio del coro, l’OR (pag 46</95) segnalava una pietra rossa con lo stemma dei Poggi (da come è descritta l’arma ci si riferisce ai Poggi di Lucca, e infatti poi l’OR precisa che si tratta dell’arma del vescovo lucchese Francesco Poggi, domenicano, vivente nel 1312). Io non l’ho vista non so se per mia distrazione o in quanto sparita.





8-9-10-11 VINCENZO DANTI
Come conferma anche l’OR, che riporta perfettamente le due epigrafi in questione (pag. 48/95), in San Domenico si trova anche il monumento funebre di Vincenzo Danti, sul quale si può reperire qualche notizia qui http://www.treccani.it/enciclopedia/vincenzo-danti/.






12-13 LUDOVICO DI FILIPPO “STRACCO” ALBERTI
Il padre Filippo (n. Fratta di Umbertide 1548; m.Umbertide 1612: la data di morte coincide con quanto scritto nella lapide) fu poeta e membro di spicco dell’Accademia degli Insensati (con il soprannome di “Stracco”). Altre notizie qui http://www.treccani.it/enciclopedia/filippo-alberti_(Dizionario-Biografico)/. Ovviamente nessuna delle tre fonti da me consultate registra quest’arma, e dico ovviamente perché a me la lapide pare otto-novecentesca.




14-15-16-37-38 COLONNA E MONUMENTO FUNEBRE BENEDETTO XI (Niccolò di Boccassio)
Ironia della sorte, questa è la cappella di del monumento funebre di Benedetto XI, che morì nel 1304 a Perugia, pare per dissenteria (altri dicono che la causa di tale sintomo fu - in alternativa al “solito” avvelenamento - una indigestione di fichi: quanti ne mangiò, è un dato che la Storia ha omesso di consegnarci), e che fuggì a Perugia proprio per i disordini creati dai Colonna, allorché il papa assolse i cardinali di tale famiglia dalla scomunica loro comminata da Bonifacio VIII, ma non restituì loro il cardinalato e i beni confiscati (a quanto pare cose più importanti della prima). Il suo monumento funebre e lo stemma Colonna stanno a sfidarsi da secoli uno di fronte all'altro, in questa spoglia cappella in immobile battaglia... (o avranno avuto tempo per fare pace? Quanto? Lo si leggerà qui di seguito). Ingrandendo molto la foto originale, si intravvede (forse) negli scudetti posti nei lobi dell'arco, una linea verticale che dovrebbe fungere da partizione del partito d'argento e di nero attribuito a Benedetto XI (questi fu eletto maestro generale dell'Ordine dei Predicatori nel 1296. Dieci anni prima fu provinciale di Lombardia con elezione in quel di Brescia). Il monumento è opera di Nicolò Pisano. Una descrizione del medesimo e la trascrizione dell’epigrafe da me fotografata è leggibile qui https://books.google.it/books/reader?id=0bqMAaD-h54C&hl=it&printsec=frontcover&output=reader&pg=GBS.PR37 (OR, pagg. 52-53/95). Qui si legge anche che il monumento fu trasferito dove è ora (“dalla chiesa vecchia”) nel 1700, e che il committente fu il Cardinale Lavaldini, detto Niccolò di Prato, di cui però non ho trovato riscontro.      
L’OR però ci viene conferma con la sua trascrizione quanto si può leggere dall’epigrafe sovrastante lo stemma Colonna (OR pag. 65/95). Da essa ricaviamo che il monumento è relativo a Giacomo Colonna “COLVmNE PATRITIJ ROMANI EX COMITIBVS DE MONTE ALBANO…” morto il 1 Agosto 1731 a sessant’anni. La moglie era “ D. LEOPARDA SPERELLI , VNA CVM D. COMITISSA ANGELA AVRELLI COEREDES”.  Come si vedrà anche nel commento alle foto relative al monumento Benincasa (foto da 28 a 32), questa lapide, ai tempi in cui scriveva l’OR, e cioè nel 1778 circa, era collocata nella Cappella di Maria SSma del Rosario e pertanto dev’essere stata posta solo successivamente nella posizione attuale da una mano evidentemente ignara (o no?) della “disputa araldica” che si sarebbe creata tra Colonna e Benedetto XI, di cui ho dato conto poco sopra.











L’OR (pagg. 55-56/95) ci racconta che il dipinto originale della Cappella della “Resurrezione” opera di “Arrigo Fiammingo” andò bruciato a causa dell’allestimento di un presepe. Quello che si vede ora è copia di Giuseppe Laudati di un quadro di Annibale Caracci (in questa copia si trova lo stemma Meniconi che riproduco anche in dettaglio). L’OR poi cita tre iscrizioni relative  alla famiglia Meniconi. Io ne ho riscontrate due e riguardano entrambe due distinti Giovanni Paolo Meniconi figli di altrettanti Cesare: il primo morì nel 1584, e l’altro nel 1684, centodieci anni dopo esatti. Questi, detto “IVNIORI” reca arma con ornamenti esteriori ecclesiastici e infatti, come si evince anche dall’epigrafe, fu vescovo di Bagnoregio per quattordici anni e mezzo (1680-94). Nacque nel 1629 e morì il 24 Dicembre 1694  (la lapide dice che morì a sessantasei anni, in realtà al massimo “quasi” sessantasei) e fu consacrato vescovo da Federico card. Baldeschi Colonna (anche questo si evince dall’epigrafe. Si consulti comunque qui http://www.catholic-hierarchy.org/bishop/bmeniconi.html).  L’iscrizione citata dall’OR e da me non trovata (forse non c’è più…?) è relativa invece ad un Marco Antonio, figlio sempre di un Cesare, cavaliere “hierosolimitano, Alexandriae in Insubria commendatario”, morto nel 1678 (questo sì potrebbe essere un fratello del cardinale di cui sopra).