domenica 5 ottobre 2014


STEMMARIO VALSABBINO: ALONE

Grazie ad un’amica ho potuto leggere l’interessantissimo libretto di Alberto Rizzi, (un vero e proprio esperto in materia di leoni marciani) “Un ricupero iconografico marciano ad Alone e collaterali scoperte (Bs, Luglio 2002, scritto in Varsavia tra il Dicembre e Gennaio precedenti). L’autore, negli anni ’90, aveva letto in altro testo di un “leone di Alone” e una volta ritrovatolo affrescato sulla ex Casa della Comunità (fig 1) di quel paese, decise non solo di fotografarlo, ma anche di comprare la suddetta casa e di far restaurare -nella seconda metà degli anni ’90- l’affresco. Rimanendo affascinato da quanto scritto nel libro, ho deciso di salire ad Alone e immortalare il tutto. Purtroppo le foto sono un po’ schiacciate verso l’alto in quanto non c’è spazio tra la parete e la scarpata sottostante, mentre visioni panoramiche dalla strada sottostante sono impedite dalla vegetazione ormai troppo alta rispetto alle foto contenute nel libretto di inizio 2000. Chi vorrà scorrere le immagini che qui propongo, però, si accorgerà che non solo di leone si tratta (figg. 2-3-4-5). Al di sopra di esso infatti è effigiata l’immagine dello stemma civico, tre torri (?)  fondate su una campagna, la centrale più bassa da cui nasce un albero (figg. 6-7). Nell’opera si prova, tramite l’esame degli strati di intonaco, come il leone sia coevo ad una scritta presente in uno stipite di porta originaria, scritta che reca l’anno 1619 e un altro alberello, stavolta senza torri (la cui chioma è servita come traccia per il  restauro integrativo dell’albero dello stemma con le torri, in quanto in questo la chioma non era più visibile). Il leone “dal volto umano” (fig. 5) dovrebbe essere quindi del 1619. Ma lo stemma civico no, in quanto dipinto su altro strato di intonaco. L’autore ipotizza come anno il 1731, epoca in cui il palazzo fu sottoposto a restauro globale. Il Rizzi fa notare come la particolarità del leone di Alone risieda nella scritta consueta sul libro (fig. 5): essa infatti è contenuta tutta nella pagina destra (destra di chi guarda) e non distribuita sulle due facciate  o riportata per intero solo sulla prima. La cosa, sottolinea l’autore, capita quando nell’altra pagina si voglia rappresentare uno stemma, ma qui risultano evidenti le righe “in funzione epigrafica”, e cioè stese per poter permettere l’inserimento di altre parole e non, quindi, di stemmi.       
Nella Casa della Comunità, il Rizzi ha voluto inserire anche un leone “in moleca” del 1753 (fig. 8), proveniente da Sovramonte, nel feltrino.

Dal punto di vista più strettamente araldico, l’autore, in nota, , riprendendo Ugo Vaglia,  conclude come l’alberello di Alone (ma non le torri) sia stato inserito nel cantone destro dello stemma di Casto (figg. 10-11), che attualmente ingloba nel suo territorio comunale, per l’appunto, Alone. Marco Foppoli, invece, nel suo Stemmario Bresciano (p. 172) sottolinea la funzione parlante dell’alberello inserito nello stemma di Casto, che, essendo un castagno, richiamerebbe in maniera evidente l’origine del nome del borgo. Resterebbe infatti da comprendere, aggiungo io,  il perché, nel caso della prima ipotesi, proprio lo stemma di Alone, e non di altri centri abitati del Comune unico di Savallo, di cui anche Casto faceva parte anticamente, sarebbe dovuto confluire nello stemma comunale in questione (stemma approvato nel 1983, ma, sempre stando al Vaglia, ideato prima del 1952).

 

In chiusura, una curiosità per i frequentatori dello “Iagiforum”: Il libretto del Rizzi è dedicato dall’autore, oltre che ad altri “leontofili informatori patavini”, anche a Franco Benucci, che tale forum frequenta.





sabato 20 settembre 2014

PRIMO COMPLEANNO

 
21 Settembre... io ne compio 49, ma i "Quaderni" spegne la sua prima candelina. Un quasi neonato e di un quasi neonato non si chiede al papà se è bello, brutto, intelligente, se potrebbe essere migliore... Certo un quasi neonato non cammina ancora con gambe proprie, ma che dire...io gli voglio bene anche un po' così...come viene viene, anche se un'idea (o varie idee) di come potrebbe migliorare certo me ne passano. Un neonato però un po' particolare: senza di voi che ancora non vi siete stancati di passare di qua, non esisterebbe. Quindi di questo primo anno, grazie a tutti voi. Fabio.

Con vero piacere (e speranza di parteciparvi) segnalo la "Lezione di Araldica" di cui nella locandina troverete tutti gli estremi (18 Ottobre 2014, ore 17,00- Palazzo Altieri- Oriolo Romano VT- Luigi Borgia- Maurizio Carlo Alberto Gorra)

Per il 4 Ottobre prossimo invece mi è caro annotare che presso la Sala nobile del Palazzo comunale a Nepi (VT), alle ore 17 si terrà la presentazione del Quaderno del Museo civico nepesino nel quale, quest'anno, si pubblica un  contributo sui Farnese, sempre di Maurizio Carlo Alberto Gorra.

Un caloroso consiglio: chi può, non se li perda...
 
(cliccare sopra l'immagine per ingrandirla)


martedì 16 settembre 2014

UNO STEMMA DEL 1251 IN S. FRANCESCO DI BRESCIA?
Qualche giorno fa, invogliato dal Della Corte, secondo il quale uno dei figli di Galvano da Nozza (leggi argomento: "Il cosiddetto stemma di Nozza") avrebbe ricevuto sepoltura nel chiostro di San Francesco in Brescia, sono andato a vedere alcune foto da me scattate un anno addietro e conservate nel mio archivio digitale. Non ho trovato ciò che cercavo, ma mi sono imbattuto in una foto di uno stemma con un paio di corna di cervo.... Mi è pertanto venuta alla mente una recente quanto splendida disquisizione sulla differenza tra "massacro di cervo" e "sommità di massacro di cervo", che si sta attualmente svolgendo in Lamoneta.it (qui il link del topic: http://www.lamoneta.it/topic/126939-massacro-di-cervo/) e ho voluto contribuirvi postando la foto di detta lapide (come esempio di "sommità di massacro di cervo") -foto 1 e 2- unitamente ad una da me scattata un paio di mesi fa in Urbino che invece ritrae un "massacro ("rincontro", se non gradite i termini forti) di cervo" tale e quale (a proposito: se vorrete fornire trascrizione dell'epigrafe...grazie in anticipo) e appartenente secondo il moderatore del forum di Lamoneta.it, cioè Corbiniano, alla famiglia degli Ubaldini, legati a doppio filo con quella di Federico, Duca -foto 3-.




 
 
La cosa però che mi ha colpito di più e a cui non avevo mai voluto credere fino ad ora è la data presente nella lapide bresciana: 1251! Se confermata la cosa beh... sarebbe certamente lo stemma più antico in cui io mi sia mai imbattuto. Se qualcuno ne sapesse qualcosa di più, ascolterò come sempre. Ovviamente il custode del chiostro cosa aveva? Fretta! Quindi dovrò tornare anche per stabilire se scritta e stemma siano un pezzo unico o invece siano "incollati" l'una sotto l'altro il ché ovviamente cambierebbe di molto il quadro della situazione. Per il momento però questo è quanto.

giovedì 11 settembre 2014




STEMMARIO VALSABBINO: RICHIESTA CHIARIMENTI SUL COSIDDETTO “STEMMA DI NOZZA”.

Durante la Festa tenutasi in Giugno nella zona della Rocca di Nozza (Valsabbia, 10 km . circa da Idro, un 45-50 da Brescia, ora frazione del Comune di Vestone, ma un tempo indipendente) mi è capitato di imbattermi in quello che la popolazione locale chiama da “sempre” lo stemma di Nozza (foto 1). Chiariamo subito: l’ho chiamato “cosiddetto” semplicemente perché visto così non ricorda certo uno stemma civico, ma gentilizio, con tanto di elmo, cercine (la ciambella di nastri attorcigliati con gli smalti dello stemma, posta sotto al cimiero e sopra l’elmo)  e svolazzi (detti anche lambrecchini). Il campo è diaprato (o rabescato, vale  a dire ornato, screziato con arabeschi) il ché conferisce al tutto un “sentore” germanico, o almeno questa è la mia sensazione.      
La prima cosa che ho pensato (più prosaica) è che fosse un’invenzione  o meglio una copiatura del tutto moderna (ma modernissima eh…proprio roba di pochi anni) di uno stemma personale, magari anche famoso, da parte di chi non conoscesse le differenze formali tra questo e uno stemma civico; la seconda che ho macchinato (più poetica) è che potesse essere uno stemma antico di qualche “gloria locale”  (Galvano della Nozza?), assunto mano a mano dalla comunità come stemma “proprio”, la terza che ho pensato (la migliore) è quella di rivolgermi agli esperti.

 Però un’ipotesi me la concederete: il Della Corte nel suo “Armerista” (Geroldi editore) reca stemma identico riferito alla famiglia ALDREGHINI di Nozza (foto 2), dicendo che ad Aldreghino e fratelli, quondam GALVANO DA NOZZA (ah la cara ipotesi n. 2…) il Doge concesse, nel 1440, “piena giurisdizione feudale sulle terre di Savallo, Barghe, Preseglie, Bione, Agnosine, Odolo e Nozza”. E’ dato come sepolto in S. Francesco, ma nelle mie foto relative a tale splendida chiesa non ho trovato conferma (pur essendoci nel chiostro, tombe con stemmi quasi coevi). Stemma identico è su una parete laterale della Parrocchiale di Mura (foto 3). Il Della Corte riconduce tale stemma direttamente agli ALDREGHINI, il Piovanelli (Stemmi e notizie di famiglie Valsabbine e del Benaco, Zanetto editore) lo assegna agli OLDREGHINI di Nozza [ha ragione lui o è un aggiustamento per armonizzare lo stemma con le iniziali a fianco  dell’orsa, che sono B e O(ldreghinii)? Ma in ambito di famiglie note o famose, spesso le due lettere che accompagnano l’arma non indicano la prima lettera del nome e la prima del cognome, ma semplicemente le prime due iniziali del nome di battesimo, lasciando che sia lo stemma a “dire” il cognome] che comunque sono discendenti a detta sua “del celebre condottiero Galvano di Nozza, eroe dell’indipendenza valsabbina”.  Anzi l’autore si dice certo, poche righe dopo, che questo fosse lo stemma proprio di Galvano.

Insomma, stando così le cose, avremmo sotto gli occhi un moderno quanto minuscolo (o: tenace memoria di un antico) esempio di "adozione" dello stemma del feudatario da parte del territorio infeudato. :)  


Ma una cosa sul cimiero va aggiunta, anche perché cancella di fatto (caso mai ve ne fosse ancora bisogno) l’ipotesi 1: una mia amica del posto, che ha superato da poco i sessant’anni, mi assicura che suo nonno le diceva quando lei era ancora bambina che quello che si vede “non è un ORSO, ma un’ORSA e l’han sempre chiamata ORSA”. Ora facendo due conti (i sessant’anni della mia amica e il fatto che già suo nonno le raccontava che il cimiero era SEMPRE stato un’orsa) mi fanno pensare che proprio così recente recente l’uso di tale stemma come “Stemma di Nozza” non dev’essere. L’autore del manufatto è Pierino Facchini di Belprato che ringrazio (foto 1). Lui mi ha confidato che esiste rappresentazione di tale stemma (immagino recente) anche nell’Oratorio, mentre mi è stato detto da altri che anche la Scuola (Primaria o no, non ricordo) ne reca uno. Se riuscirò ad effettuare una foto anche di questi  stemmi la posterò qui.

Chiarisco subito come avrei potuto procedere e come invece intendo farlo.
“Avrei potuto” chiedere preventivamente in maniera privata  ai numerosi esperti presenti sul territorio e fortunatamente per me anche nel “Caffè” (non ne cito per non far torto a nessuno, ma loro sanno che sto parlando di… loro) di risolvere tutti i miei dubbi e riportare qui soltanto l’esito finale di tale operazione, ovvero il dato certo, che avrebbe occupato  soltanto poche righe.
“Intendo agire” invece, riportando qui in pubblico tutti i miei dubbi di cui sopra, lasciando che chi sia a conoscenza della risposta certa, ufficialmente accettata (magari stra-nota , ma non a me)  chiarisca qui nel Caffè.  Penso che tale modo di agire possa portare a toccare e a far notare più argomenti, anche ai meno esperti che vorranno leggere. Alcune precisazioni di termini sono per loro e sono sicuro che chi non ha necessità di esse saprà ben scusarle.  

STEMMARIO VALSABBINO: RICHIESTA CHIARIMENTI SUL COSIDDETTO “STEMMA DI NOZZA”.

Durante la Festa tenutasi in Giugno nella zona della Rocca di Nozza (Valsabbia, 10 km . circa da Idro, un 45-50 da Brescia, ora frazione del Comune di Vestone, ma un tempo indipendente) mi è capitato di imbattermi in quello che la popolazione locale chiama da “sempre” lo stemma di Nozza (foto 1). Chiariamo subito: l’ho chiamato “cosiddetto” semplicemente perché visto così non ricorda certo uno stemma civico, ma gentilizio, con tanto di elmo, cercine (la ciambella di nastri attorcigliati con gli smalti dello stemma, posta sotto al cimiero e sopra l’elmo)  e svolazzi (detti anche lambrecchini). Il campo è diaprato (o rabescato, vale  a dire ornato, screziato con arabeschi) il ché conferisce al tutto un “sentore” germanico, o almeno questa è la mia sensazione.      
La prima cosa che ho pensato (più prosaica) è che fosse un’invenzione  o meglio una copiatura del tutto moderna (ma modernissima eh…proprio roba di pochi anni) di uno stemma personale, magari anche famoso, da parte di chi non conoscesse le differenze formali tra questo e uno stemma civico; la seconda che ho macchinato (più poetica) è che potesse essere uno stemma antico di qualche “gloria locale”  (Galvano della Nozza?), assunto mano a mano dalla comunità come stemma “proprio”, la terza che ho pensato (la migliore) è quella di rivolgermi agli esperti.

 Però un’ipotesi me la concederete: il Della Corte nel suo “Armerista” (Geroldi editore) reca stemma identico riferito alla famiglia ALDREGHINI di Nozza (foto 2), dicendo che ad Aldreghino e fratelli, quondam GALVANO DA NOZZA (ah la cara ipotesi n. 2…) il Doge concesse, nel 1440, “piena giurisdizione feudale sulle terre di Savallo, Barghe, Preseglie, Bione, Agnosine, Odolo e Nozza”. E’ dato come sepolto in S. Francesco, ma nelle mie foto relative a tale splendida chiesa non ho trovato conferma (pur essendoci nel chiostro, tombe con stemmi quasi coevi). Stemma identico è su una parete laterale della Parrocchiale di Mura (foto 3). Il Della Corte riconduce tale stemma direttamente agli ALDREGHINI, il Piovanelli (Stemmi e notizie di famiglie Valsabbine e del Benaco, Zanetto editore) lo assegna agli OLDREGHINI di Nozza [ha ragione lui o è un aggiustamento per armonizzare lo stemma con le iniziali a fianco  dell’orsa, che sono B e O(ldreghinii)? Ma in ambito di famiglie note o famose, spesso le due lettere che accompagnano l’arma non indicano la prima lettera del nome e la prima del cognome, ma semplicemente le prime due iniziali del nome di battesimo, lasciando che sia lo stemma a “dire” il cognome] che comunque sono discendenti a detta sua “del celebre condottiero Galvano di Nozza, eroe dell’indipendenza valsabbina”.  Anzi l’autore si dice certo, poche righe dopo, che questo fosse lo stemma proprio di Galvano.

Insomma, stando così le cose, avremmo sotto gli occhi un moderno quanto minuscolo (o: tenace memoria di un antico) esempio di "adozione" dello stemma del feudatario da parte del territorio infeudato. :)  


Ma una cosa sul cimiero va aggiunta, anche perché cancella di fatto (caso mai ve ne fosse ancora bisogno) l’ipotesi 1: una mia amica del posto, che ha superato da poco i sessant’anni, mi assicura che suo nonno le diceva quando lei era ancora bambina che quello che si vede “non è un ORSO, ma un’ORSA e l’han sempre chiamata ORSA”. Ora facendo due conti (i sessant’anni della mia amica e il fatto che già suo nonno le raccontava che il cimiero era SEMPRE stato un’orsa) mi fanno pensare che proprio così recente recente l’uso di tale stemma come “Stemma di Nozza” non dev’essere. L’autore del manufatto è Pierino Facchini di Belprato che ringrazio (foto 1). Lui mi ha confidato che esiste rappresentazione di tale stemma (immagino recente) anche nell’Oratorio, mentre mi è stato detto da altri che anche la Scuola (Primaria o no, non ricordo) ne reca uno. Se riuscirò ad effettuare una foto anche di questi  stemmi la posterò qui.



mercoledì 20 agosto 2014


SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO).

 

Non solo Pio IX, come ci si aspetterebbe (dato

 

che Giovanni Maria Mastai Ferretti, che diverrà

 

 

pontefice appunto con il nome di Pio IX, era nato

 

in Senigallia), ma anche testimonianze araldiche di Pio VII e Pio XI.

 

Quella che segue è una carrellata di stemmi

 

scovati girovagando per Senigallia, così come

 

accaduto per lo stemma del Cardinal Merli di cui

 

ho già detto nel precedente mio post.I commenti

 

stavolta li pongo "a fianco" di ciascuna foto, e

 

saranno visibili di volta in volta, ovviamente,

 

cliccando su ciascuna di essa. Altrettanto

 

ovviamente attendo i vostri....

pontefice appunto con il nome di Pio IX, era nato

in Senigallia), ma anche testimonianze araldiche di Pio VII e Pio XI.

Quella che segue è una carrellata di stemmi

scovati girovagando per Senigallia, così come

accaduto per lo stemma del Cardinal Merli di cui

ho già detto nel precedente mio post.I commenti

stavolta li pongo "a fianco" di ciascuna foto, e

saranno visibili di volta in volta, ovviamente,

cliccando su ciascuna di essa. Altrettanto

ovviamente attendo i vostri.

 



POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Questa rudimentale incisione si trova sotto i portici di Senigallia. Era mercoledì sera, giorno di mercatini, e l'occhio è caduto "per caso" (?) su questa colonna, semisommersa da folla e bancarelle. Si notino la scritta "Viva Pio VII" e le chiavi papali decussate. Non so nulla di visite ufficiali del pontefice in quel di Senigallia. Potrebbe anche darsi che si tratti di uno spontanea "scritta sui muri" ante-litteram per festeggiare la liberazione definitiva del papa da parte di Napoleone (17 Marzo 1814)? Il pontefice fece il suo ingresso in Bologna il 31 Marzo, celebrò la Pasqua a Imola (città di cui fu vescovo), si fermò nella sua terra natale (Cesena) e il 15 maggio si recò a Loreto.









POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Stemma di Papa Pio VII (Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti) . Nella prima sezione del partito si noti il richiamo all'appartenenza del religioso all'ordine benedettino.




 

 



POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Qui la vostra fiducia nei miei confronti (semmai ve ne sia) deve rasentare l'incoscienza....Quello che si intravvede là in cima è lo stemma di Pio XI (Achille Ratti). Nell'epigrafe si scorge il richiamo al terribile terremoto del 30 Ottobre 1930. Sugli interventi del pontefice in merito al disastro si possono trovare notizie anche qui http://www.seminariosenigallia.it/storia.htm

 




POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Altro atto di fede...lo stemma di PIo IX sulla facciata del duomo. Qui le bande del secondo e terzo quarto appaiono rispettivamente centrate e ricurve.





POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). epigrafe sottostante allo stemma (vedi foto precedente)

 




POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). interno duomo, stemma di Pio IX

 











POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). E' araldica pure questa.... stemma arrugginito di Pio IX. A parte la "resa" grafica dei leoni (Si forse si può parlare di "resa", nel senso di arrendersi...), si noti la mancanza della "palla" posta sotto alla zampa posteriore sinistra del leone. In realtà tale omissione l'ho già notata in altri testimoni (assai più belli...). Lo stemma è posto sul partito oro-argento richiamante i colori dello Stato Vaticano. Non sono abbastanza ferrato per dire a cosa si debba la presenza della verzura simil-comunale in uno stemma papale. (Chiesa della Maddalena, via C. Pisacane)


 

 

 

 



POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Stemma posto sopra all'ingresso del Centro Diurno per Anziani (Opera Pia Mastai Ferretti) in Via Marghetti.





 

POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Araldica più recente. A fianco dello stemma di papa Francesco I, quello del vescovo di Senigallia, S. E. Mons. Giuseppe Orlandoni (se non erro...). (Curia Vescovile, Uffici. Palazzo Vescovile Pinacoteca diocesana di arte sacra. Ingresso).



 

 

 

POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Interno duomo, di nuovo. Un po' di Baviera (si noti come il fusato argento e azzurro sia più un losangato che altro, quasi uno scaccato). Lo smalto del secondo e terzo quarto non appare nero, ma non so dire se a causa di depigrmentazione. Inoltre -chiedo- il leone non dovrebbe essere coronato di rosso? Siamo di fronte a errori di rappresentazione dello stemma dei Wittelsbach o altro che io ignoro?









POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Stemma dei Peruzzi, dall'affresco la Grazia e la Luce del Perugino, in mostra a Senigallia. Per l'attribuzione della committenza dell'opera si veda anche http://www.artearti.net/magazine/articolo/la-grazia-e-la-luce-linfluenza-del-perugino-nella-pittura-marchigiana

 

sabato 26 luglio 2014

SENIGALLIA
Nei giorni scorsi, capitando per caso proprio sotto a Porta Mazzini, in Senigallia, ho potuto scorgere proprio al centro della volta lo stemma cardinalizio che si può vedere in foto. Facendo alcune ricerche sul web, penso si potrebbe trattare dell'arma del Cardinal Ludovico Merlini. Nato a Forlì nel 1690, fu creato Cardinale da Clemente XIII (Carlo di Rezzonico della Torre) il 24 Settembre 1759. Si noti che la data nella foto da me scattata ...recita "1760" (lo stesso anno in cui, per inciso, il Cardinale ricevette il titolo* di Santa Prisca). Penso che "l'aggancio" storico tra Senigallia e il prelato possa essere rappresentato dal fatto che già quattro anni prima, cioè a partire dal 1756 (e fino proprio al 1760) egli fu Presidente della Delegazione Apostolica di Urbino e Pesaro. Anche se non ho trovato tracce dirette di un passaggio del Merlini in quel di Senigallia ho scovato in "Istoria delle pitture in majolica fatte in Pesaro e ne' luoghi circonvicini" Di Giovanni Battista Passeri (google books) che il Cardinal Stoppani (predecessore del Merlini medesimo alla presidenza della Delegazione Apostolica di Urbino e Pesaro) si prodigò far ripartire l'arte della maiolica in quel di Pesaro, e che toccò proprio al Merlini, nel 1757 dare materialmente il via all'esecuzione di tale progetto e che, ancora, il suddetto prelato non si risparmiava certo in fatto di visite per ciò che attiene al corretto svolgimento delle fasi lavorative. Chissà (e chissà se qualcuno lo confermerà) che proprio nel suo ultimo anno di Presidenza alla Delegazione di cui sopra qualcuno volle ricordare una sua visita in quel di Senigallia, con lo stemma che ora porto alla vostra attenzione (sempre che si confermi sia il suo).
* i titoli cardinalizi, apprendo, sono chiese di Roma il cui nome viene legato ad un cardinale nel momento della creazione di quest'ultimo), ma ammetto la mia ignoranza per cui se qualcuno vorrà correggere quanto detto sopra è ovviamente ben accetto.





AH...PS: il colore scuro del volatile potrebbe far pensare ad un merlo "sorante" (cioè che sta per spiccare il volo) che cima la torre proprio posando sui suoi merli, creando quindi un "doppio effetto parlante" .