giovedì 11 settembre 2014




STEMMARIO VALSABBINO: RICHIESTA CHIARIMENTI SUL COSIDDETTO “STEMMA DI NOZZA”.

Durante la Festa tenutasi in Giugno nella zona della Rocca di Nozza (Valsabbia, 10 km . circa da Idro, un 45-50 da Brescia, ora frazione del Comune di Vestone, ma un tempo indipendente) mi è capitato di imbattermi in quello che la popolazione locale chiama da “sempre” lo stemma di Nozza (foto 1). Chiariamo subito: l’ho chiamato “cosiddetto” semplicemente perché visto così non ricorda certo uno stemma civico, ma gentilizio, con tanto di elmo, cercine (la ciambella di nastri attorcigliati con gli smalti dello stemma, posta sotto al cimiero e sopra l’elmo)  e svolazzi (detti anche lambrecchini). Il campo è diaprato (o rabescato, vale  a dire ornato, screziato con arabeschi) il ché conferisce al tutto un “sentore” germanico, o almeno questa è la mia sensazione.      
La prima cosa che ho pensato (più prosaica) è che fosse un’invenzione  o meglio una copiatura del tutto moderna (ma modernissima eh…proprio roba di pochi anni) di uno stemma personale, magari anche famoso, da parte di chi non conoscesse le differenze formali tra questo e uno stemma civico; la seconda che ho macchinato (più poetica) è che potesse essere uno stemma antico di qualche “gloria locale”  (Galvano della Nozza?), assunto mano a mano dalla comunità come stemma “proprio”, la terza che ho pensato (la migliore) è quella di rivolgermi agli esperti.

 Però un’ipotesi me la concederete: il Della Corte nel suo “Armerista” (Geroldi editore) reca stemma identico riferito alla famiglia ALDREGHINI di Nozza (foto 2), dicendo che ad Aldreghino e fratelli, quondam GALVANO DA NOZZA (ah la cara ipotesi n. 2…) il Doge concesse, nel 1440, “piena giurisdizione feudale sulle terre di Savallo, Barghe, Preseglie, Bione, Agnosine, Odolo e Nozza”. E’ dato come sepolto in S. Francesco, ma nelle mie foto relative a tale splendida chiesa non ho trovato conferma (pur essendoci nel chiostro, tombe con stemmi quasi coevi). Stemma identico è su una parete laterale della Parrocchiale di Mura (foto 3). Il Della Corte riconduce tale stemma direttamente agli ALDREGHINI, il Piovanelli (Stemmi e notizie di famiglie Valsabbine e del Benaco, Zanetto editore) lo assegna agli OLDREGHINI di Nozza [ha ragione lui o è un aggiustamento per armonizzare lo stemma con le iniziali a fianco  dell’orsa, che sono B e O(ldreghinii)? Ma in ambito di famiglie note o famose, spesso le due lettere che accompagnano l’arma non indicano la prima lettera del nome e la prima del cognome, ma semplicemente le prime due iniziali del nome di battesimo, lasciando che sia lo stemma a “dire” il cognome] che comunque sono discendenti a detta sua “del celebre condottiero Galvano di Nozza, eroe dell’indipendenza valsabbina”.  Anzi l’autore si dice certo, poche righe dopo, che questo fosse lo stemma proprio di Galvano.

Insomma, stando così le cose, avremmo sotto gli occhi un moderno quanto minuscolo (o: tenace memoria di un antico) esempio di "adozione" dello stemma del feudatario da parte del territorio infeudato. :)  


Ma una cosa sul cimiero va aggiunta, anche perché cancella di fatto (caso mai ve ne fosse ancora bisogno) l’ipotesi 1: una mia amica del posto, che ha superato da poco i sessant’anni, mi assicura che suo nonno le diceva quando lei era ancora bambina che quello che si vede “non è un ORSO, ma un’ORSA e l’han sempre chiamata ORSA”. Ora facendo due conti (i sessant’anni della mia amica e il fatto che già suo nonno le raccontava che il cimiero era SEMPRE stato un’orsa) mi fanno pensare che proprio così recente recente l’uso di tale stemma come “Stemma di Nozza” non dev’essere. L’autore del manufatto è Pierino Facchini di Belprato che ringrazio (foto 1). Lui mi ha confidato che esiste rappresentazione di tale stemma (immagino recente) anche nell’Oratorio, mentre mi è stato detto da altri che anche la Scuola (Primaria o no, non ricordo) ne reca uno. Se riuscirò ad effettuare una foto anche di questi  stemmi la posterò qui.

Chiarisco subito come avrei potuto procedere e come invece intendo farlo.
“Avrei potuto” chiedere preventivamente in maniera privata  ai numerosi esperti presenti sul territorio e fortunatamente per me anche nel “Caffè” (non ne cito per non far torto a nessuno, ma loro sanno che sto parlando di… loro) di risolvere tutti i miei dubbi e riportare qui soltanto l’esito finale di tale operazione, ovvero il dato certo, che avrebbe occupato  soltanto poche righe.
“Intendo agire” invece, riportando qui in pubblico tutti i miei dubbi di cui sopra, lasciando che chi sia a conoscenza della risposta certa, ufficialmente accettata (magari stra-nota , ma non a me)  chiarisca qui nel Caffè.  Penso che tale modo di agire possa portare a toccare e a far notare più argomenti, anche ai meno esperti che vorranno leggere. Alcune precisazioni di termini sono per loro e sono sicuro che chi non ha necessità di esse saprà ben scusarle.  

STEMMARIO VALSABBINO: RICHIESTA CHIARIMENTI SUL COSIDDETTO “STEMMA DI NOZZA”.

Durante la Festa tenutasi in Giugno nella zona della Rocca di Nozza (Valsabbia, 10 km . circa da Idro, un 45-50 da Brescia, ora frazione del Comune di Vestone, ma un tempo indipendente) mi è capitato di imbattermi in quello che la popolazione locale chiama da “sempre” lo stemma di Nozza (foto 1). Chiariamo subito: l’ho chiamato “cosiddetto” semplicemente perché visto così non ricorda certo uno stemma civico, ma gentilizio, con tanto di elmo, cercine (la ciambella di nastri attorcigliati con gli smalti dello stemma, posta sotto al cimiero e sopra l’elmo)  e svolazzi (detti anche lambrecchini). Il campo è diaprato (o rabescato, vale  a dire ornato, screziato con arabeschi) il ché conferisce al tutto un “sentore” germanico, o almeno questa è la mia sensazione.      
La prima cosa che ho pensato (più prosaica) è che fosse un’invenzione  o meglio una copiatura del tutto moderna (ma modernissima eh…proprio roba di pochi anni) di uno stemma personale, magari anche famoso, da parte di chi non conoscesse le differenze formali tra questo e uno stemma civico; la seconda che ho macchinato (più poetica) è che potesse essere uno stemma antico di qualche “gloria locale”  (Galvano della Nozza?), assunto mano a mano dalla comunità come stemma “proprio”, la terza che ho pensato (la migliore) è quella di rivolgermi agli esperti.

 Però un’ipotesi me la concederete: il Della Corte nel suo “Armerista” (Geroldi editore) reca stemma identico riferito alla famiglia ALDREGHINI di Nozza (foto 2), dicendo che ad Aldreghino e fratelli, quondam GALVANO DA NOZZA (ah la cara ipotesi n. 2…) il Doge concesse, nel 1440, “piena giurisdizione feudale sulle terre di Savallo, Barghe, Preseglie, Bione, Agnosine, Odolo e Nozza”. E’ dato come sepolto in S. Francesco, ma nelle mie foto relative a tale splendida chiesa non ho trovato conferma (pur essendoci nel chiostro, tombe con stemmi quasi coevi). Stemma identico è su una parete laterale della Parrocchiale di Mura (foto 3). Il Della Corte riconduce tale stemma direttamente agli ALDREGHINI, il Piovanelli (Stemmi e notizie di famiglie Valsabbine e del Benaco, Zanetto editore) lo assegna agli OLDREGHINI di Nozza [ha ragione lui o è un aggiustamento per armonizzare lo stemma con le iniziali a fianco  dell’orsa, che sono B e O(ldreghinii)? Ma in ambito di famiglie note o famose, spesso le due lettere che accompagnano l’arma non indicano la prima lettera del nome e la prima del cognome, ma semplicemente le prime due iniziali del nome di battesimo, lasciando che sia lo stemma a “dire” il cognome] che comunque sono discendenti a detta sua “del celebre condottiero Galvano di Nozza, eroe dell’indipendenza valsabbina”.  Anzi l’autore si dice certo, poche righe dopo, che questo fosse lo stemma proprio di Galvano.

Insomma, stando così le cose, avremmo sotto gli occhi un moderno quanto minuscolo (o: tenace memoria di un antico) esempio di "adozione" dello stemma del feudatario da parte del territorio infeudato. :)  


Ma una cosa sul cimiero va aggiunta, anche perché cancella di fatto (caso mai ve ne fosse ancora bisogno) l’ipotesi 1: una mia amica del posto, che ha superato da poco i sessant’anni, mi assicura che suo nonno le diceva quando lei era ancora bambina che quello che si vede “non è un ORSO, ma un’ORSA e l’han sempre chiamata ORSA”. Ora facendo due conti (i sessant’anni della mia amica e il fatto che già suo nonno le raccontava che il cimiero era SEMPRE stato un’orsa) mi fanno pensare che proprio così recente recente l’uso di tale stemma come “Stemma di Nozza” non dev’essere. L’autore del manufatto è Pierino Facchini di Belprato che ringrazio (foto 1). Lui mi ha confidato che esiste rappresentazione di tale stemma (immagino recente) anche nell’Oratorio, mentre mi è stato detto da altri che anche la Scuola (Primaria o no, non ricordo) ne reca uno. Se riuscirò ad effettuare una foto anche di questi  stemmi la posterò qui.



mercoledì 20 agosto 2014


SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO).

 

Non solo Pio IX, come ci si aspetterebbe (dato

 

che Giovanni Maria Mastai Ferretti, che diverrà

 

 

pontefice appunto con il nome di Pio IX, era nato

 

in Senigallia), ma anche testimonianze araldiche di Pio VII e Pio XI.

 

Quella che segue è una carrellata di stemmi

 

scovati girovagando per Senigallia, così come

 

accaduto per lo stemma del Cardinal Merli di cui

 

ho già detto nel precedente mio post.I commenti

 

stavolta li pongo "a fianco" di ciascuna foto, e

 

saranno visibili di volta in volta, ovviamente,

 

cliccando su ciascuna di essa. Altrettanto

 

ovviamente attendo i vostri....

pontefice appunto con il nome di Pio IX, era nato

in Senigallia), ma anche testimonianze araldiche di Pio VII e Pio XI.

Quella che segue è una carrellata di stemmi

scovati girovagando per Senigallia, così come

accaduto per lo stemma del Cardinal Merli di cui

ho già detto nel precedente mio post.I commenti

stavolta li pongo "a fianco" di ciascuna foto, e

saranno visibili di volta in volta, ovviamente,

cliccando su ciascuna di essa. Altrettanto

ovviamente attendo i vostri.

 



POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Questa rudimentale incisione si trova sotto i portici di Senigallia. Era mercoledì sera, giorno di mercatini, e l'occhio è caduto "per caso" (?) su questa colonna, semisommersa da folla e bancarelle. Si notino la scritta "Viva Pio VII" e le chiavi papali decussate. Non so nulla di visite ufficiali del pontefice in quel di Senigallia. Potrebbe anche darsi che si tratti di uno spontanea "scritta sui muri" ante-litteram per festeggiare la liberazione definitiva del papa da parte di Napoleone (17 Marzo 1814)? Il pontefice fece il suo ingresso in Bologna il 31 Marzo, celebrò la Pasqua a Imola (città di cui fu vescovo), si fermò nella sua terra natale (Cesena) e il 15 maggio si recò a Loreto.









POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Stemma di Papa Pio VII (Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti) . Nella prima sezione del partito si noti il richiamo all'appartenenza del religioso all'ordine benedettino.




 

 



POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Qui la vostra fiducia nei miei confronti (semmai ve ne sia) deve rasentare l'incoscienza....Quello che si intravvede là in cima è lo stemma di Pio XI (Achille Ratti). Nell'epigrafe si scorge il richiamo al terribile terremoto del 30 Ottobre 1930. Sugli interventi del pontefice in merito al disastro si possono trovare notizie anche qui http://www.seminariosenigallia.it/storia.htm

 




POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Altro atto di fede...lo stemma di PIo IX sulla facciata del duomo. Qui le bande del secondo e terzo quarto appaiono rispettivamente centrate e ricurve.





POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). epigrafe sottostante allo stemma (vedi foto precedente)

 




POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). interno duomo, stemma di Pio IX

 











POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). E' araldica pure questa.... stemma arrugginito di Pio IX. A parte la "resa" grafica dei leoni (Si forse si può parlare di "resa", nel senso di arrendersi...), si noti la mancanza della "palla" posta sotto alla zampa posteriore sinistra del leone. In realtà tale omissione l'ho già notata in altri testimoni (assai più belli...). Lo stemma è posto sul partito oro-argento richiamante i colori dello Stato Vaticano. Non sono abbastanza ferrato per dire a cosa si debba la presenza della verzura simil-comunale in uno stemma papale. (Chiesa della Maddalena, via C. Pisacane)


 

 

 

 



POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Stemma posto sopra all'ingresso del Centro Diurno per Anziani (Opera Pia Mastai Ferretti) in Via Marghetti.





 

POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Araldica più recente. A fianco dello stemma di papa Francesco I, quello del vescovo di Senigallia, S. E. Mons. Giuseppe Orlandoni (se non erro...). (Curia Vescovile, Uffici. Palazzo Vescovile Pinacoteca diocesana di arte sacra. Ingresso).



 

 

 

POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Interno duomo, di nuovo. Un po' di Baviera (si noti come il fusato argento e azzurro sia più un losangato che altro, quasi uno scaccato). Lo smalto del secondo e terzo quarto non appare nero, ma non so dire se a causa di depigrmentazione. Inoltre -chiedo- il leone non dovrebbe essere coronato di rosso? Siamo di fronte a errori di rappresentazione dello stemma dei Wittelsbach o altro che io ignoro?









POST SENIGALLIA (2): LA CITTA' DEI PIO (E ALTRO). Stemma dei Peruzzi, dall'affresco la Grazia e la Luce del Perugino, in mostra a Senigallia. Per l'attribuzione della committenza dell'opera si veda anche http://www.artearti.net/magazine/articolo/la-grazia-e-la-luce-linfluenza-del-perugino-nella-pittura-marchigiana

 

sabato 26 luglio 2014

SENIGALLIA
Nei giorni scorsi, capitando per caso proprio sotto a Porta Mazzini, in Senigallia, ho potuto scorgere proprio al centro della volta lo stemma cardinalizio che si può vedere in foto. Facendo alcune ricerche sul web, penso si potrebbe trattare dell'arma del Cardinal Ludovico Merlini. Nato a Forlì nel 1690, fu creato Cardinale da Clemente XIII (Carlo di Rezzonico della Torre) il 24 Settembre 1759. Si noti che la data nella foto da me scattata ...recita "1760" (lo stesso anno in cui, per inciso, il Cardinale ricevette il titolo* di Santa Prisca). Penso che "l'aggancio" storico tra Senigallia e il prelato possa essere rappresentato dal fatto che già quattro anni prima, cioè a partire dal 1756 (e fino proprio al 1760) egli fu Presidente della Delegazione Apostolica di Urbino e Pesaro. Anche se non ho trovato tracce dirette di un passaggio del Merlini in quel di Senigallia ho scovato in "Istoria delle pitture in majolica fatte in Pesaro e ne' luoghi circonvicini" Di Giovanni Battista Passeri (google books) che il Cardinal Stoppani (predecessore del Merlini medesimo alla presidenza della Delegazione Apostolica di Urbino e Pesaro) si prodigò far ripartire l'arte della maiolica in quel di Pesaro, e che toccò proprio al Merlini, nel 1757 dare materialmente il via all'esecuzione di tale progetto e che, ancora, il suddetto prelato non si risparmiava certo in fatto di visite per ciò che attiene al corretto svolgimento delle fasi lavorative. Chissà (e chissà se qualcuno lo confermerà) che proprio nel suo ultimo anno di Presidenza alla Delegazione di cui sopra qualcuno volle ricordare una sua visita in quel di Senigallia, con lo stemma che ora porto alla vostra attenzione (sempre che si confermi sia il suo).
* i titoli cardinalizi, apprendo, sono chiese di Roma il cui nome viene legato ad un cardinale nel momento della creazione di quest'ultimo), ma ammetto la mia ignoranza per cui se qualcuno vorrà correggere quanto detto sopra è ovviamente ben accetto.





AH...PS: il colore scuro del volatile potrebbe far pensare ad un merlo "sorante" (cioè che sta per spiccare il volo) che cima la torre proprio posando sui suoi merli, creando quindi un "doppio effetto parlante" .

giovedì 24 luglio 2014




Il mio amico Pietro Bonardi mi ha inviato questa foto (lo fa sempre quando è in giro) (foto 1). Si tratta dello stemma presente sul palazzo Monti della Corte in Nigoline di Cortefranca. Sia i Monti che i Della Corte erano nobili patrizi presenti nel Nobile Consiglio di Brescia sin da prima della "serrata" del 1488. I Monti ereditarono "eredità e memorie" dei della Corte (che il Guerrini vuole discendenti degli Oldofredi d'Iseo e dei Suardi) aggiungendone "il cognome e talvolta lo stemma" (il virgolettato è tratto da: A.A. Monti della Corte, Il patriziato bresciano, Geroldi BS). Altrove, l'autore citato ci informa che "dopo l'aggiunta del cognome Della Corte autorizzata con D.R. del 25 Giugno 1925, lo stemma Monti è spesso partito o inquartato con quello dei della Corte d'Iseo*" (*poche pagine più avanti l'autore stesso ripete la stessa frase a parti inverse e cioè affermando che dopo l'aggiunta del cognome Monti a quello Della Corte, ecc.ecc. In tal caso però la data dell'Autorizzazione slitta di un anno esatto:il 25 Giugno 1926.) Nell'esemplare di Nigoline, lo stemma appare proprio partito, in destra araldica (sinistra per chi guarda) lo stemma parlante dei Monti (con il volatile stante su un monte all'italiana) e a sinistra quello dei Della Corte. Si noti il "filetto" che separa la colomba dal monte, separazione presente che appare anche su uno stemma moderno posto su di una vetrata e da me fotografato in Via Cattaneo (credo) (foto 2), e al contrario di ciò che appare nell'elemento araldico sempre fotografato da me nel medesimo palazzo (foto 3). Le foto dei disegni sono tratte dal già citato "Le famiglie del Patriziato" del Monti Della Corte.

giovedì 3 luglio 2014

Duomo di Seravezza (LU)
Copio l'immagine e riprendo il post recentemente inserito dall'amica Silvia Boldrini, nel Caffè Araldico (https://www.facebook.com/groups/211814768987383/) sicuro che non ne avrà a male. Il bello stemma da lei proposto (fig. 1) infatti permette di aprire una piccola disquisizione legata strettamente alla scienza del blasone, cioè alla descrizione in termini araldici delle armi. Più propriamente, esso permette di introdurre il concetto di "a mò di" che per la prima volta ho incontrato nel denso libretto "Uno storico dual...
ismo: l'araldica di Santa Severina tra arcivescovi e feudatari" (ad es. a pag. 13, stemma Berlingeri) di Maurizio Carlo Alberto Gorra, che quindi è anche l'inventore di questa nuova locuzione blasonica. In effetti, questo neologismo permette di risolvere un problema che gli stemmi del tipo di quello qui in foto pongono e cioè: è vero che la pezza posta "a cavallo" ("attraversante") della partizione, cioè della divisione del campo in -nel caso proposto- azzurro e oro non è una fascia (quindi orizzontale; fig. 2), ma è vero pure che essa è assai più "abbassata" verso l'orizzontale rispetto ad una normale banda (fig.3), e conseguentemente anche la partizione che essa finisce per dettare non è certo un troncato (cioè la divisione del campo in senso orizzontale; fig. 4)), ma è "meno" di un trinciato (fig. 5), che dovrebbe seguire invece la diagonale dello scudo. La geniale ideazione del termine "a mo' di" risolve a nostro avviso il problema. Nella fattispecie qui ci troviamo di fronte ad una "banda a mo' di fascia" e a un "trinciato a mo' di troncato". In tre fasi separate inserisco qui sotto, dopo le foto, altrettanti miei tentativi di blasone, riveduti e corretti dallo stesso Maurizio C. A. Gorra, ideati alla luce di quanto detto sopra. Il mio preferito è il primo e in un quarto commento illustrerò pure le mie personalissime ragioni di questa scelta. Non sono previsti premi per chi sia arrivato sin qui e per chi voglia leggere i commenti di cui sopra.












 

trinciato a mo' di troncato da una banda a mo' di fascia d'argento; nel 1° d'azzurro, a tre stelle male ordinate di cinque raggi d'oro; nel 2° dello stesso, al monte all'italiana di tre cime di nero.
 
trinciato a mo' di troncato: nel 1° d'azzurro, a tre stelle male ordinate di cinque raggi d'oro; nel 2° dello stesso, al monte all'italiana di tre cime di nero. Alla banda a mo' di fascia d'argento, attraversante sulla partizione
 
trinciato a mo' di troncato d'azzurro e d'oro, alla banda a mo' di fascia attraversante d'argento, accompagnata in capo da tre stelle male ordinate di cinque raggi d'oro, e in punta da un monte all'italiana di tre cime di nero.
 
 
Come promesso: mi piacciono di più l'1) e il 2) e tra questi l'1) per l'originalità di ...dire subito da cosa è trinciato lo stemma e la conseguente introduzione del "da" (che spiega appunto il "da cosa è trinciato"). Questo blasone evita secondo me di dover "tornare" alla fascia, in fine di descrizione, allorquando si deve spiegare che essa attraversa e dove attraversa (vedi blasone 2). La cosa è bensì scongiurata anche con il blasone 3) ma in esso si deve ricorrere alla locuzione accompagnata che mi pare (ma dico mi pare eh) tolga un po' di "dignità" alle altre figure, restituendone forse troppa alla pezza centrale che invece non è l'assoluta protagonista dello stemma, cosa che secondo me invece sarebbe stata in un campo pieno e non spezzato in due smalti. Qui invece proprio il gioco dei suddetti smalti del "trinciato a mo' di troncato" è parimenti importante e ciascuna figura presente nelle due sezioni così formate (quindi le stelle e il monte), vive pertanto di vita propria, per così dire, e non da semplice accompagnatrice di bande (che non è termine musicale...) .



martedì 24 giugno 2014

Chiariamo subito: i miei sono deliri a voce alta e forse il partire da uno stemma è solo un pretesto. Il secondo punto da chiarire è che chi fosse a conoscenza dell'attribuzione e delle origini di questo stemma (magari è un'arma di qualche Ordine monastico, non lo so...) potrebbe smontare i deliri di cui sopra in un attimo. Ma non me ne preoccupo. Ogni tanto è bello s-ragionare a voce alta tra amici e in fondo alcune considerazioni di fondo potrebbero permanere anche se tutto il resto fosse "smentito" (ma non c'è nulla da "smentire", in fondo).  Questa arma posta sopra un confessionale in una chiesa di Pisa mi ha incuriosito sin dall'inizio. Gli esperti veri che mi accompagnavano quel giorno sostenevano che quello infilato agli estremi del palo fosse un cuore immerso nel fuoco della penitenza. Ovviamente la collocazione sopra a un confessionale poteva ben giustificare tale ipotesi e, ripeto, l'esperienza delle "fonti" che tale congettura formulavano era fuori discussione. Ma nel mio piccolo non ero affatto convinto che quello fosse un cuore. La prima cosa che mi veniva in mente ...veniva da molto lontano, per la precisione dall'Egitto ma in fondo anche da tutto il resto del mondo e da tutte le epoche: la pigna intesa come simbolo della ghiandola pineale. In tal senso a bruciare nel fuoco doveva essere messa la "conoscenza" o il vanto che da essa ne deriva? Qualche giorno fa però mi è venuto sotto gli occhi un esempio più "vicino", che rimanda più alla sfera sessuale, ma in fondo non solo culturalmente ma anche semanticamente derivante dal primo e ad esso collegato (basti pensare al doppio significato di "conoscere" nelle traduzioni dall'ebraico, in cui invece la conoscenza intellettuale e quella carnale sono affidati a due verbi distinti). Nel meraviglioso e consigliatissimo "Il serpente e la sirena - il sacro e l'enigma nelle pievi toscane-" di Silvio Bernardini  (Ed. Don Chisciotte, San Quirico d'Orcia SI, 2000) mi imbattevo nell'illustrazione di un vaso del V sec. AC in cui era rappresentato un seguace di Dioniso con in mano un bastone alla cui estremità era infissa una pigna (o meglio una "pina", alla toscana): il tirso. A detta dell'autore, durante i riti processionali in onore di Dioniso, il tirso "valeva altresì come emblema del fallo". E' ovvio che la sessualità in questi riti non era disgiunta dal concetto di fertilità e di rinascita, ma il richiamo rimane. Quella che si vuol bruciare nel fuoco della penitenza presente nello stemma è dunque la sessualità, la passione? Per quanto io sia fautore convinto che certi "concetti", o meglio certe simbologie veicolanti concetti, superino secoli, epoche, Età e Regni, e quindi non mi scandalizzo di certi parallelismi solo apparentemente anacronistici, voglio comunque apportare un altro elemento alla discussione che potrebbe attualizzare quanto esposto sui riti dionisiaci e ridurre di molto la forbice temporale. Ancora oggi, sempre riportando il Bernardini, alla pieve amiatina di Lamula, nella domenica in albis, si tiene la "festa della pina" mica "pigna"...!) in cui i fidanzati fanno la "sortita", cioè si mostrano per la prima volta in pubblico, e come pegno di fidanzamento donano alla ragazza una pina, ma non una pina qualsiasi, bensì una pina infilata in un bastone. La ragazza ricambia con il "corollo", cioè con una ciambella di pasta dolce. IL buco in mezzo, presente in tale dolce,  a questo punto della storia, pare scontato. E' dunque impossibile che qualche rito simile si effettuasse anche in tempi e luoghi ancor più prossimi allo stemma in questione?

Fine del delirio, smontabile come e quando vi pare. Ma quando uno stemma mi parla, difficilmente riesco a tenere per me quanto mi dice, o quanto io mi inventi che dica. E questo, posto sopra un confessionale (non che la cosa sia un unicum: posto una foto, a mo' di esempio, di un confessionale in cui compare uno stemma personale -di un ALMICI- presente nella chiesa bresciana dei SS. Nazario e Celso), mi è parso da subito, più che uno stemma tout court, un "concetto espresso in stemma".E questo, ribadisco, al di là della sua specifica appartenenza ad un soggetto o ad un ordine o a chissà cos'altro.




lunedì 9 giugno 2014

Si segnala un'integrazione al post del 13 settembre 2013 riguardante gli stemmi Zanaglio, Bonetti in quel di Presegno (BS)