venerdì 30 settembre 2016

Ricevo e volentieri pubblico. In fondo alla locandina c'è anche un calendario dei prossimi appuntamenti, dei quali comunque verrete informati di volta in volta e per tempo.

http://www.notiziarioaraldico.info/2016091911347/laquila-e-il-falconiere/

L’aquila e il falconiere

Su Academia, la piattaforma fondata nel 2008 ed utilizzata per condividere articoli e seguire studiosi di tematiche specifiche, è stato pubblicato lo studio di Fabio Bianchetti dal titolo “L’aquila e il falconiere. I Martinengo e l’impresa del padiglione a campanula: una possibile chiave di lettura”.
Fabio Bianchetti, studioso di araldica e animatore e fondatore del gruppo Facebook “Fabio Bianchetti – Il Caffè Araldico”, in questa corposa pubblicazione di 61 pagine  analizza  il  “padiglione a campanula” che fa riferimento alla famosa famiglia bresciana dei Martinengo.
In questa pubblicazione  l’autore vaglia ipotesi già in circolazione e, soprattutto, né formula di proprie svolgendo un lavoro interdisciplinare.
Per scaricare lo studio di Fabio Bianchetti: Academia
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giovedì 15 settembre 2016

Studio sullo stemma di Brescia

E’ stato pubblicato nelle scorse settimane su Academia,  una piattaforma per ricercatori dedicato alla condivisione delle pubblicazioni scientifiche, lo studio di Fabio Bianchetti dal titolo “La leonessa che ha per stemma un leone. Equivoci di genere relativi all’arma civica di Brescia”.
Bianchetti, studioso di araldica e amministratore del gruppo Facebook ” Fabio Bianchetti  - Il Caffè Araldico” , in questo articolo di otto pagine spiega succintamente le probabili cause che hanno portato al convincimento che l’animale-simbolo della suddetta città sia una leonessa invece che un leone, come assodato all ’interno dell’ambiente araldico.
Scrive  Bianchetti “in tale disamina si staglia la figura di Troiano da Navono, libraio bresciano attivo nella Venezia del Cinquecento. Proprio seguendo i passi di questi, e venendo a conoscenza di una citazione, a noi contemporanea, che lo riguarda, l’autore del presente lavoro si è convinto che forse era giunto il momento di fare chiarezza sul “genere” dell’animale che campeggia nello stemma di Brescia“.
L’articolo è scaricabile sul sito Academia.eu
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http://www.notiziarioaraldico.info/2016091511341/studio-sullo-stemma-di-brescia/

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lunedì 12 settembre 2016

STEMMI IN VERONA SANT’ANASTASIA E CORTILETTO “SAN PIETRO” (COLLEGAMENTI CON DUOMO E SANTA MARIA DELLA SCALA) (fotografie del 22 Luglio 2011 e 22 Luglio 2014)

15) CASTELBARCO 16) DUSSAIMI 17) VERITÀ (e GIUSTI) 18) QUINTO 19) ANGUISSOLA? 20) MAFFEIS

Il link al sito de L’Arena, che citerò più volte in seguito, lamenta che le arche di cui parlerò, siano vittime dell’incuria, abbandonate e semi-sconosciute, nonostante la loro assoluta importanza storica. Di certo averle “portate” qui, nel Caffè o nei Quaderni, non muterà le loro sorti, ma ci piace ugualmente l’averlo fatto.
Quella che segue è una carrellata relativa agli stemmi che si possono vedere su alcune arche (e loro vicinanze) meno famose di quelle scaligere, da me fotografati il 22 Luglio 2011 e/o il 22 Luglio 2014. Si trovano tutte nel luogo che il De Betta chiama Cortiletto di San Pietro (che “svela” quello che dovrebbe essere il nome ufficiale della chiesa attigua, che è universalmente conosciuta invece con quello più antico e cioè Sant’Anastasia) e di cui qui                     http://www.larena.it/home/altri/speciali/la-verona-nascosta-ii/7/le-arche-dimenticate-1.2674508?refresh_ce#scroll=1100  si dice che fosse in origine l’ingresso del convento dei Domenicani e ora cortile d’accesso al Conservatorio dell’Abaco e Auditorium Montemezzi. Per dirla in breve è posto a sinistra di chi guarda Sant’Anastasia, fra questa e San Giorgetto.  Vi sono molti dubbi e notizie contrastanti tra loro e/o vaghe provenienti dal De Betta e dal Crollalanza, unitamente a domande che sono sorte al qui presente barista, mano a mano che procedevo nello studio di questa rassegna. Ho cercato di riportare questi dubbi e contraddizioni nella maniera più chiara a me possibile. Male che vada, godetevi gli stemmi.
15 ) La prima arca non si può non vedere perché per accedere a quanto detto poc’anzi, ci si deve passare sotto. È quella di Guglielmo da Castelbarco, podestà di Verona nel 1285, feudatario della Val Lagarina e consigliere di Cangrande. Morì il 6 Settembre 1320 (696mo anniversario appena passato, quindi) e la sua è la prima arca costruita in Verona probabilmente da Rigino di Enrico (foto 1-2-3-4),. Il De Betta ci informa che gli stemmi con il leone, con la testa in maestà (foto 5-6) presenti ripetutamente sulle colonne in Sant’Anastasia, sono da attribuirsi sempre ai Castelbarco.
16)  Altra arca attribuita a Rigino è quella di Bartolomeo Dussàimi (si intravvede, ingrandendo la foto, il nome tra le prime lettere dell’iscrizione alla base). Il Bartolomeo è morto tra il 1367 e 1369, ma la tomba fu fatta costruire dal nonno Ubertino, per cui si ipotizza una datazione del monumento che risalga a fine Duecento. Il personaggio inginocchiato a sinistra è proprio Dussàimi (ma a questo punto il nonno, immagino…). Le foto dei particolari dello stemma, sono quelle che sono… (foto 8-9-10).
17) Riguardo a quest’arca il De Betta fa confusione perché descrive lo stesso stemma sia alla voce Principi di Bologna (Guinicello dei Principi) sia alla voce Verità. L’arcano è svelato qui                            http://www.larena.it/home/altri/speciali/la-verona-nascosta-ii/7/le-arche-dimenticate-1.2674508?refresh_ce#scroll=1100 , ove si chiarisce come la tomba prima appartenne a Guinicello (data di costruzione: 1273) e poi ai Verità, che nel XV secolo vi aggiunsero il loro stemma e l’iscrizione (foto 11). L’arma che propongo io però, viene da un sarcofago sottostante (Foto 12-13) ove medesima arma di quella dei Verità compare a sinistra di quella dei Quinto che descrivo più sotto. Inoltre nella Cappella Giusti, all’interno di Sant’Anastasia si trova un altare con inciso identico stemma riprodotto due volte (foto 13 bis- 13 ter). Ritenevo fosse dei Giusti medesimi, che invece hanno altra arma*: a questo punto potrebbe trattarsi ancora di uno stemma Verità? Da notare che nemmeno il Crollalanza è in grado di indicare lo stemma dei Principi (se la cava con un “?”). Per i Verità (Verità-Poeta) invece, alla voce “Poeta” rimanda a “Verità”, ma poi alla lettera “V” tale famiglia non viene menzionata (nemmeno nelle “Aggiunte”). Svista mia o... qualcuno sa spiegare il mistero? Aggiungendo dubbio a dubbio, tra l’altro, faccio notare che lo stemma Poeti è un fasciato nebuloso minuto d’argento e d’azzurro; al capo d’oro, che nulla c’entra con lo stemma Verità.
* L’arma Giusti è visibile comunque nella cappella omonima: una testa al naturale (foto 29-30-31 ). Il De Betta non dà conto di questo testimone, ma solo di un’arma inquartata che riporta oltre alla testa al naturale nel 2° e 3° quarto, anche di un’aquila bicipite coronata nel 1° e nel 4°).
18) Altro dubbio tra Da Quinto (da non confondere con i Quinta, pure veronesi, ma dotati di tutt’altra arma) e Del Bovo, potrebbe venire esaminando lo stemma in foto 14) 15)-16), datasi la somiglianza tra gli emblemi che caricano le rispettive armi. Ma il De Betta dice che quella legata ai Bovo (di Bovo Pietro della Pigna per essere precisi) “ERA IN” Sant’Anastasia (dal che si deduce che attualmente non ci sia più e come comunque ai tempi fosse posta all’interno della chiesa), mentre per l’arma Quinto asserisce senza ombra di dubbio come si trovi in un “sarcofago del cortiletto di S. Pietro martire a Sant’Anastasia”, ubicazione in cui è collocata anche ora.                   Qui http://www.larena.it/home/altri/speciali/la-verona-nascosta-ii/7/le-arche-dimenticate-1.2674508?refresh_ce#scroll=1100               poi si precisa che il sepolcro appartenesse al giurista Leonardo da Quinto e risalga al 1382. Nemmeno in tale pagina però si spiega come mai l’arma dei Quinto risulti essere la centrale, e più grande rispetto alle altre due, di una triade (foto 17) con lo stemma appena esaminato (n. 17 Verità) posto in sinistra araldica e con un altro scudo posto in destra (si veda punto successivo, e cioè il 19).
Benché io attribuisca all’elemento parlante grande importanza e sostenga come molti agganci, connessioni e rimandi tra emblemi e termini (magari dialettali) si siano smarriti con il trascorrere del tempo, riterrei esagerato (?) scovare un rimando tra il  bove dei Quinto  e il “quinto quarto” cioè la parte meno nobile  (fra l’altro) tra quelle in cui si suddividono tradizionalmente le carni dei bovini.
19) Di questo stemma (foto 18-19-20), che compare nell’arca “Quinto”, in destra araldica dello stemma di tale famiglia (ricordiamo che in sinistra appare lo stemma di cui al punto 17, e cioè quello dei Verità) non si parla nel link de “L’Arena” più volte citato. Potrebbe essere Anguissola? Dell’arma di tale famiglia o meglio di Eleonora de Anguissola, il De Betta dice che è “in pietra bianca rilevata” ma si scorda di precisare (piccolo dettaglio in fondo…) dove si trovi tale stemma! Per come lo riproduce lui, poi, parrebbe più un’arma con un capo cuneato allungato (o se preferite: inchiavato/inchiavardato), ma è anche vero che il Crollalanza e altri vogliono l’arma Anguissola come un troncato inchiavato di rosso e d’argento. Nelle foto che qui propongo parrebbe addirittura che la linea di partizione fosse “ritirata sopra la punta” da tanto “scende” dal capo oltrepassando generosamente la metà orizzontale dello scudo, ma queste si sa, sono particolarità che possono essere ascritte alla resa artistica e non a reali differenziazioni d’arma (e quello che ho appena detto sulla “resa” dello stemma Anguissola da parte del De Betta, suona come conferma di tutto ciò). Comunque se vi fossero altre ipotesi, sarei lieto di accoglierle.

20)  Oltre a monumenti sepolcrali completi, nel cortiletto vi è anche altra arma posta isolatamente. La ritengo (non chiedetemi perché ma ci sono affezionato) splendida ed è relativa ai Maffeis. Il De Betta cita uno stemma Maffei in pietra rilevata su due lapidi nel pavimento del cortiletto di San Pietro. Probabile che uno dei due sia questo, ora collocato su di una parete, per evitarne l’usura. Le foto 21-22-23-24 si riferiscono allo stemma di cui ho appena parlato (cortiletto di San Pietro), mentre le 25-26-27- a stemmi Maffeis presenti in Duomo (uno sull’arco dell’altare Maffei, l’altro riferito a un Francesco. Nella foto 28 uno stemma in S. Maria della Scala che il De Betta vorrebbe parimenti dei Maffeis, tesi che io non accolgo (se non smentito) e che riporto con molti dubbi. 
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martedì 30 agosto 2016

STEMMI IN VERONA 14) PRIMO STEMMA DA SANT’ANASTASIA  GALEAZZO BANDA CONTE DI SANGUINETTO (fotografato il 22 Luglio 2011).
Riprendiamo la rassegna di stemmi in Verona (ci eravamo interrotti il 19 maggio scorso, con l’ultimo da me fotografato in San Zeno), in attesa che almeno la prima parte della considerevole massa di stemmi “catturati” a fine Luglio scorso tra Castelluccio, Norcia, Spoleto, Todi, Perugia e Cortona (e di cui accennavo in un post di inizio Agosto), sia classificata. Quello che qui s intravvede è, stando al De Betta, lo stemma di Galeazzo Banda conte di Sanguinetto. E’ un inquartato che carica nel primo e nel quarto quarto un controinquartato di Gerusalemme, Lusignano, Armenia e Lussemburgo (il De Betta parla pure lui di controinquartato ma poi descrive solo tre quarti: a) Gerusalemme, b) Lusignano, c) Lussemburgo. Dagli approssimativi blasoni si coglie come l’autore non solo dimentichi il quarto di Armenia, ma assegni quest’ultimo al Lussemburgo), mentre, nel secondo e nel terzo quarto, quello che pare un volto di Giano Bifronte.  E’ l’arma, come detto, dei Banda. Il De Betta conclude testualmente che lo stemma presente nel secondo e terzo quarto è uguale “a quello descritto dei Banda a pag. 34 però senza la banda (!!)” (De Betta, cit. pag. 36). In realtà il testimone esaminato dall’araldista è altro rispetto a quello che qui propongo (ma questo allora perché non è stato da lui menzionato?). Infatti egli afferma che lo stemma di Galeazzo Banda si vede sul sarcofago di Cavalcano Cavalcani posto in Sant’Eufemia (Il Cavalcani era cognato di Banda de Bandis dice l’autore, ma allora lo stemma inciso sul sepolcro del primo non dovrebbe essere di quest’ultimo, anziché di Galeazzo, certamente prevedendo il fatto che le due armi potrebbero comunque essere identiche?). La possibilità di un trasferimento del sarcofago da Sant’Eufemia a Sant’Anastasia è da escludere (infatti qui viene dato tuttora nella prima delle due chiese citate http://www.veronalive.it/primo-piano/archivio/44205-luoghi-scaligeri-desueti-di-verona---2.html¸   https://www.academia.edu/8815736/Tombe_di_uomini_eccellenti_dalla_fine_del_XIII_alla_prima_met%C3%A0_del_XV_secolo_). Comunque, come in quella di Sant’Eufemia, anche nell’arma da me fotografata all’esterno di Sant’Anastasia pare che l’unico elemento parlante, cioè la banda, sia inesistente, pur se lo stato dello stemma non consente, almeno a me, verifiche minuziose. Nonostante le pessime foto dell’epigrafe (ma il sarcofago è posto all’esterno e il sole era accecante senza possibilità di vedere cosa si stesse fotografando, e poi considerate l’inesperienza…) questa mi pare possa essere direttamente la tomba di Galeatius de Bandis. Proverò ad approfondire la cosa, a meno che qualcuno dei lettori non voglia contribuire con quel che sa.

Per l’arma di questa famiglia l’autore riporta varie descrizioni. Noi citiamo quella del Crollalanza che (non riporto letteralmente il suo blasone) parla di un d’azzurro, alla banda d’oro, al busto di Giano, di carnagione e attraversante la pezza, vestito da un manto di rosso, foderato d’armellino, ad un palo diminuito di rosso posto tra le teste. Sempre nell’Armerista Veronese si dice che il primo e quarto quarto derivino dal privilegio concesso ai banda da Caterina regina di Cipro (XV secolo, quindi, se non erro). Dal Crollalanza invece apprendiamo che il titolo di Conti di Sanguinetto fu assegnato dalla Repubblica Veneta, ai figli di un Andrea (operante nel 1445) che sposò Soncina Martinengo e grazie alla quale, appunto, entrò in possesso del castello di Sanguinetto. Di un Galeazzo afferma che, insieme in entrambi i casi ad un Daniele, fu legato a Cornelio vescovo di Verona nel 1504, e prefetto del Benaco nel 1509.