martedì 15 aprile 2014

Cinque giorni fa una vocina mi ha detto di non fare la solita strada per tornare da Esenta a Lonato, ma di seguire quella più a monte che passa da San Polo. Da lontano ho pensato non potesse esserci granché, a parte la bellezza della strada stessa, in quanto mi pareva di scorgere solo case moderne. E invece ecco qua. Non so di chi sia lo stemma e chiedo aiuto a chi eventualmente lo riconoscesse [l'ulivo, se è tale, potrebbe richiamare gli Olivari, se fosse comprovata la loro presenza in zona, ma rispetto a quanto è rappresentato nel Della Corte mancherebbe il terrazzo erboso e diminuito ed invece sarebbe presente in più il pennuto sostenuto dalla fascia alzata diminuita e centrata (il tutto potrebbe essere anche un capo centrato). Insomma non credo ci siamo...]. Lo stemma risale al 1860.




venerdì 11 aprile 2014

POST DEL 31 12 2013

Segnalo un aggiunta di foto (stemma Federici in Cecino Bs)  al post del 31 Dicembre 2013 scorso.

venerdì 28 marzo 2014

BERGAMO. SCOTTI?

Tanto per ribadire che sono gli stemmi che ti trovano e non viceversa...ecco qua cosa fotografava mia moglie (ebbene sì... sono un uomo orribile) in Bergamo, credo nello stesso momento in cui Tiziana Pompili Casanova fotografava (o quanto meno postava qui) lo stemma Scotti di Vigoleno (post del 18 Marzo 2014). L"inversione" da banda a sbarra non lo reputo un problema: in realtà tanti di questi "problemi" sono tali solo per noi moderni... tipo mettersi a contare il numero di p...unte di una corona, o altre amenità del genere. Comunque, tanto per essere pignoli, come si potrà osservare, oltre a quella in banda, anche lo stemmario da me consultato prevede un'arma con la sbarra. Esso tra l'altro restituisce sempre una sbarra/banda d'oro, ma in questa pagina: http://blasonariopiemontese.xoom.it//blasonpiemon/Pagina8a.html
si potrà notare la versione corretta, o quanto meno corrispondente alla "mia", cioè quella con la pezza d'argento. Oh...poi se non fosse "Scotti", parlate eh...
Lo stemma dipinto è tratto da Stemmi delle Famiglie Bergamasche di Cesare de Gherardi Camozzi Vertova, S.E.S.A.A.B., 1994 Bergamo.
Altro...

lunedì 10 marzo 2014

L'AMICO BISTRATTATO: IL BLASONE.

Chiedo scusa preventivamente per ripetizioni o passaggi oscuri ma scrivo di getto, per una volta.

Se voi faceste parte di un gruppo, pagina, forum, quel che volete, che trattasse di storia dell'arte, non storcereste il naso se il relativo linguaggio tecnico  fosse utilizzato in maniera pesantemente approssimativa, del tutto errata; con noncuranza della cosa come se l'uso appropriato del linguaggio medesimo fosse fenomeno del tutto trascurabile o inutile? Io penso di sì. Invece con il blasone si può fare ciò che si vuole e se qualcuno tenta una miglioria di una descrizione di stemma altrui, scatta l'offesa insanabile (permalosetti molti araldisti o araldofili, non trovate?). Badate (e chi mi conosce non può nutrire dubbi su questo),non si tratta della sindrome da primo della classe (!!!! nel mio caso quanto mai inappropriata, visto che semmai sono l'ultima ruota) o della maestrina con la matita rossa e blu, è solo che vedo sempre più un comportamento del tipo: vabbè guarda che bella foto che ti posto e non rompere che il blasone non è importante, e quindi se me ne snoccioli  uno migliore sei solo un maniaco che meglio non ha da fare. E così per paura dell'"offesa insanabile" mi debbo sorbire (è esempio di pochi minuti fa, in altra sede) "un leone addestrato" (addestrato da cosa?!?!?!) solo per dire che è un leone rivolto verso destra araldica (e quindi un semplice "leone e basta") o scambi tra vaiati a onde (sic) anziché nebulosi minuti o ancora figure "dall'uno all'altro" che diventano dell'uno nell'altro", ecc. ecc. Io ritengo che questo comportamento di chiusura verso un dibattito sul blasone sia sbagliato e vi assicuro che di correzioni anche pesanti, ai blasoni che tento ne "subisco" tutti i giorni, eppure la mia permalosità cede sotto i colpi della convinzione che io stia imparando qualcosa di importante, assolutamente indispensabile per il fenomeno araldico e non una sua appendice inutile e fastidiosa.

venerdì 28 febbraio 2014

SASSOFERRATO (AN), S.CROCE DEI CONTI ATTI, MERGO (AN), CAMALDOLESI, ECC., ECC.
(FOTO, -NON TUTTE PERFETTE- RISALENTI ALL'ESTATE 2012). 

L’abbazia di Santa Croce è stata costruita alla fine del XII sec. dai conti Atti, signori di Sassoferrato. Al suo esterno troviamo lo stemma della congregazione camaldolese (che quando non acromo si può descrivere come d’azzurro a due colombe affrontate d’argento, beventi da una coppa sormontata da una cometa di otto raggi, il tutto d’oro).
La cometa appare dal XVII secolo e in seguito la mitra, per cui l’esemplare che qui si vede dev’essere successivo a quell’epoca.
Ma c’è di più. Posti sopra l’ingresso appaiono affrescati due stemmi che io ritengo essere della Congregazione camaldolese degli Eremiti di Monte Corona. Tale arma fu adottata nel 1525, vale a dire l’anno successivo a quello in cui Clemente VII riconobbe formalmente la Congregazione, rendendola poi autonoma da quella camaldolese nel 1529, cioè nove anni dopo dal momento in cui il monaco camaldolese Paolo Giustiniani, si ritirò a vita eremitica in Monte Corona, presso Perugia. Gli stemmi da me fotografati sono l’arma “antica”, senza corona. Essa fu aggiunta più tardi, con finalità parlanti. Di tale stemma “moderno”, sempre in Santa Croce ho scovato un esemplare sulla lapide di Doroteo Zuccari da Fabriano, Eremita. Camaldulen. Montis. Coronae (e infatti i monaci di quest’ordine, detti “coronesi” fanno seguire al loro nome l’acronimo E. C. M. C.), morto nel 1782. In sinistra araldica dovrebbe essere rappresentato il suo stemma, in destra quello appunto della congregazione in questione, nella versione dotata di corona.

Nella chiesa di San Lorenzo, nella vicina Mergo, poi, ho trovato lo stemma di Gregorio XVI, Barolomeo Alberto Cappellari, che, in destra araldica ha posto lo stemma dei camaldolesi (del cui ordine entrò a far parte nel 1783, divenendone vicario generale un trentennio dopo;) mantenendo nella sinistra quello della famiglia.






SASSOFERRATO (AN), S.CROCE DEI CONTI ATTI, MERGO (AN), CAMALDOLESI, ECC., ECC.
(FOTO, -NON TUTTE PERFETTE- RISALENTI ALL'ESTATE 2012). 

L’abbazia di Santa Croce è stata costruita alla fine del XII sec. dai conti Atti, signori di Sassoferrato. Al suo esterno troviamo lo stemma della congregazione camaldolese (che quando non acromo si può descrivere come d’azzurro a due colombe affrontate d’argento, beventi da una coppa sormontata da una cometa di otto raggi, il tutto d’oro).
La cometa appare dal XVII secolo e in seguito la mitra, per cui l’esemplare che qui si vede dev’essere successivo a quell’epoca.
Ma c’è di più. Posti sopra l’ingresso appaiono affrescati due stemmi che io ritengo essere della Congregazione camaldolese degli Eremiti di Monte Corona. Tale arma fu adottata nel 1525, vale a dire l’anno successivo a quello in cui Clemente VII riconobbe formalmente la Congregazione, rendendola poi autonoma da quella camaldolese nel 1529, cioè nove anni dopo dal momento in cui il monaco camaldolese Paolo Giustiniani, si ritirò a vita eremitica in Monte Corona, presso Perugia. Gli stemmi da me fotografati sono l’arma “antica”, senza corona. Essa fu aggiunta più tardi, con finalità parlanti. Di tale stemma “moderno”, sempre in Santa Croce ho scovato un esemplare sulla lapide di Doroteo Zuccari da Fabriano, Eremita. Camaldulen. Montis. Coronae (e infatti i monaci di quest’ordine, detti “coronesi” fanno seguire al loro nome l’acronimo E. C. M. C.), morto nel 1782. In sinistra araldica dovrebbe essere rappresentato il suo stemma, in destra quello appunto della congregazione in questione, nella versione dotata di corona.

Nella chiesa di San Lorenzo, nella vicina Mergo, poi, ho trovato lo stemma di Gregorio XVI, Barolomeo Alberto Cappellari, che, in destra araldica ha posto lo stemma dei camaldolesi (del cui ordine entrò a far parte nel 1783, divenendone vicario generale un trentennio dopo;) mantenendo nella sinistra quello della famiglia.






martedì 25 febbraio 2014

Una volta ho detto che un inverno mite rende la primavera meno attesa. So che quasi tutti non sono d'accordo. So anche che in quanto a inverni deludenti, questo (almeno da noi) non è stato secondo a nessuno. In omaggio alla stagione che viene, comunque ... rami fioriti. Quello degli Anenperg, Anenberg, Ahnenberg, ecc. ecc. da me fotografati tra il 2011 e 2012 in Alto Adige (sperando di non aver attribuito male lo stemma, laddove non vi era altro che questo, senza scritte). Come commento ad ogni foto ho messo il luogo preciso dello scatto. Un esemplare dipinto su un codice invece si può vedere nel sito della http://www.bsb-muenchen.de/index.php, tratto dal Cod. Icon. BSB 310 (ms. del 1540, Germania del Sud) e visibile al link: http://dfg-viewer.de/show/?set%5Bimage%5D=63&set%5Bmets%5D=http%3A%2F%2Fdaten.digitale-sammlungen.de%2F~db%2Fmets%2Fbsb00001649_mets.xml&set%5Bzoom%5D=default&set%5Bdebug%5D=0&set%5Bdouble%5D=0&set%5Bstyle%5D=
Merano, Duomo, Gennaio 2012

Castel Coira, Sluderno, 

Gennaio 2012



Laces BZ 

Gennaio 2012





Laces, Chiesa di S. Spirito all'Ospedale, Estate 2011